Gazzetta di Reggio

Reggio

Giareda sempre uguale, quasi monotona

di Leonardo Grilli
Giareda sempre uguale, quasi monotona

La 37esima edizione della manifestazione è partita senza novità, attirando critiche per i soliti banchetti del mercato

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REGGIO EMILIA. Irrinunciabile tradizione cittadina o un mercatino come tutti gli altri? Luogo di incontro sociale o sagra dove si trovano sempre le stesse cose? Sabato scorso è cominciata la Giareda che ormai da 37 anni è appuntamento fisso nel calendario cittadino. E con sé, come capita spesso da tempo, ha portato critiche e apprezzamenti rispecchiando quella che è una sorta di doppia anima reggiana. Le ragioni dei detrattori balzano subito all’occhio.

Passeggiando per le sessanta bancarelle che compongono la sagra, il panorama sembra essere quello di un comune mercato del venerdì. Da anni sbucano puntualissime sempre le stesse merci.

Lo “scopetto” anti-ragnatele, la spugna sgrassante, le pentole antiaderenti, i folletti o gli zoccoli da casa. Prodotti che rendono senz’altro felici le rezdore ma che non danno certo l’idea di un evento speciale rispetto agli altri.

«Sono vent’anni che lavoro qui – racconta un barista di corso Garibaldi – e sono vent’anni che vedo sempre le stesse cose. Non c’è fantasia, non c’è voglia di cambiare o di offrire qualcosa di diverso. Dovrebbe essere una sagra speciale rispetto alle altre, un’occasione per esaltare la reggianità e invece potremmo essere benissimo in qualsiasi altro posto e saremmo comunque sicuri di trovare le medesime merci».

Una sorta di perdita dell’identità locale frutto anche della globalizzazione che, lentamente ma inesorabilmente, ha pervaso e annacquato la maggioranza degli eventi di paese. Come se non fosse più sagra senza uno scopino anti-ragnatele.

Eppure, districandosi fra una bancarella e l’altra, non può non saltare all’occhio il clima di serenità e partecipazione che pervade la Giareda. E che sembra, anche quello, non cambiare mai. Perché sì, è vero, i prodotti magari non variano così spesso ma la festa dei primi di settembre è pur sempre, per i reggiani, un appuntamento irrinunciabile. Quello che spinge le famiglie a passeggiare per il centro, che prolunga ancora per una settimana il clima di vacanza destinato a morire dopo le ferie di agosto, che ricorda il legame della città con la sua storia.

E così le due anime del reggiano, la parte burbera e sanguigna e quella gioiosa e abitudinaria, si ritrovano unite dalla Giareda. Che attira verso di sé alcune critiche ma che conforta, a modo suo, la città. Perché qualunque cosa accada lei c’è, da un sacco di anni, impassibile e sempre... uguale a se stessa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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