Il premier: «Parlerò di lavoro e Casa Italia»
Il presidente del Consiglio annuncia online la sua visita. Su Facebook sale l’attesa fra le schermaglie
REGGIO EMILIA. «Una volta rientrato a casa, inizierà un lungo viaggio in Italia per parlare soprattutto di Casa Italia, lavoro e referendum. Giusto per dare qualche data: sarò nelle prossime due settimane alle feste dell'Unità di Reggio Emilia, Firenze, Catania (nazionale), Modena, Bologna». Così il premier; Matteo Renzi, annuncia nella sua e-news la sua visita a FestaReggio. Il presidente del Consiglio sarà ospite della festa provinciale Pd giovedì alle 18.15.
Dopo un giro tra i volontari, secondo il programma il premier terrà un comizio nella tenda centrale, con un intervento che durerà circa un’ora.
Alle 20.30, invece, in Piazza Grande sarà la volta del dibattito che avrà come protagonista l’ex presidente della Corte costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, fortemente critico verso la riforma. A tal punto da affermare pubblicamente che «se passerà il sì e quindi la riforma, dovrò smettere di insegnare Diritto costituzionale, perché, ammetto, non ho capito quasi nulla delle parti essenziali di questa riforma e di come possa funzionare secondo i nostri ministri». Un faccia a faccia a distanza tra il sì e il no, esattamente come le schermaglie su Facebook fra i sostenitori dell’una o dell’altra posizione. Sulle dichiarazioni del giurista non sono mancate reazioni. Fra i renziani, è il sindaco di Boretto, Massimo Gazza, a ironizzare: «Il moderato Zagrebelsky dice che se vince il sì smetterà di insegnare diritto costituzionale. Non oso immaginare dove possa arrivare un estremista. È chiaro che la voleva scrivere lui la riforma. O una cosa la faccio io oppure non bene...». Il post ha ottenuto numerosi “mi piace”, fra i quali anche quello di Andrea Rossi, sottosegretario alla giunta regionale.
A schierarsi a favore del giurista è l’assessore Mirko Tutino: «Non siete credibili nel criticare Zagrebelsky e nel dipingerlo come un vecchio e privilegiato brontolone. Possiamo fare un interminabile elenco di “ex qualcuno” e di “ex qualcosa” che ciclicamente assumono nuovi ruoli o esprimono legittimamente la propria opinione su tutto e vengono elogiati o ripresi dai citati innovatori come i portatori di verità assolute. Basta. Per favore. Arriverà dicembre e cosa rimarrà degli insulti e del disprezzo espresso verso professori, partigiani, vostri compagni di Partito o persone che hanno un'unica colpa: avere un’idea diversa dal Capo del Governo? Indipendentemente dal risultato, non rimarrà nulla. Solo rancore e macerie. Ed altri milioni di delusi».
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