Morta nel polo dell’Ausl Si indaga per omicidio
REGGIO EMILIA. Il sostituto procurate Stefania Pigozzi ha aperto un fascicolo sulla morte di Rasa Kalvinskaite, la ragazza lituana di 30 anni deceduta sabato mattina nel Polo Servizi di Salute...
REGGIO EMILIA. Il sostituto procurate Stefania Pigozzi ha aperto un fascicolo sulla morte di Rasa Kalvinskaite, la ragazza lituana di 30 anni deceduta sabato mattina nel Polo Servizi di Salute Mentale di via Petrella. Il reato ipotizzato è quello di omicidio colposo, a carico di ignoti. Un procedimento d’obbligo per chiedere l’autopsia medico legale sulla salma. Un accertamento che verrà eseguito già nella giornata di domani e che permetterà di chiarire le cause della morte della giovane donna. Dopo il ritrovamento della ragazza da parte degli infermieri, infatti, i carabinieri avevano scoperto tracce di sangue nel naso. A questo punto, non si può escludere che a ucciderla possa essere stato un improvviso malore. Ma il magistrato, data la giovane età della donna, ha ritenuto necessario procedere con accertamenti specifici per escludere ogni altra ipotesi. Al momento l’unica cosa certa è che Kalvinskaite era stata dimessa da poco dall’Osservazione breve intensiva dell’ospedale. Al momento la salma è custodita all’obitorio di Coviolo e resta a disposizione del pubblico ministero in attesa dell’autopsia di domani.
Il decesso della ragazza però non è stato l’unico caso di morte in un’azienda pubblica sanitaria. Un giorno dopo infatti è toccato a Fabio Piazzola, 36 anni, ospite del Centro diagnosi e cura di viale Risorgimento. Trovato morto nel suo letto anche lui, Piazzola era stato precedentemente in cura al Centro sociale Papa Giovanni XXIII, dove si era trasferito il 25 marzo nella struttura Alda Merini. Quella adatta a ospitare pazienti con dipendenze e problemi psichici.
La storia dell’uomo è molto travagliata, sintomo di come spesso sia davvero difficile liberarsi dalla droga. In questo caso, dall’eroina. Il 36enne in precedenza era stato ospite al Centro di sanità mentale di Bisceglie, in Puglia, per poi essere trasferito all’Opg di Reggio e in seguito nuovamente spostato al centro Fiori di Rimini. Progettato anch’esso per pazienti tossicodipendenti e con patologie psichiatriche. La sistemazione però agitava l’uomo, non lo faceva sentire a suo agio, tanto che in circa un anno ha tentato diverse volte la fuga dalla struttura.
Il 25 marzo quindi la richiesta del trasferimento a Reggio Emilia, nel complesso della Papa Giovanni, con dimora obbligatoria. La degenza è stata complicata anche qui e la richiesta al giudice di essere trasferito in una Rems non è stata accolta per mancanza di posti. Infine, dopo altri episodi di agitazione e la richiesta reiterata di poter avere dell’eroina, l’ultimo ricovero al Centro diagnosi e cura di viale Risorgimento. Sulla morte dell’uomo il pm Pigozzi sta ancora acquisendo gli atti. In seguito, deciderà se chiedere accertamenti autoptici.
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