Gazzetta di Reggio

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Ospizio, palazzo dell’Acer assediato dai topi

di Leonardo Grilli
Ospizio, palazzo dell’Acer assediato dai topi

Reggio Emilia: nel Rione don Pasquino Borghi da anni i ratti hanno invaso un grosso condominio. Un residente chiede aiuto: «Salgono fino al quarto piano, qualcuno intervenga»

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REGGIO EMILIA. Un intero condominio ostaggio dei topi da diversi anni. Grosse pantegane hanno invaso un palazzo in cui vivono quattro famiglie e diversi bambini, stabilendosi in quella casa ormai in pianta stabile. Senza che nessuno faccia nulla per cacciarli.

È quanto succede nel Rione don Pasquino Borghi, al numero civico quattro. La palazzina è una di quelle gestite dall’Acer e a lamentarsi è uno degli inquilini, Vincenzo Paduano. «Io vivo qui da sei anni ormai – racconta l’uomo mentre ci indica i punti da dove escono i roditori – e la situazione è così da sempre. Dei grossi topi, non quelli che si trovano di solito in campagna ma i classici di fogna, sbucano regolarmente dai buchi nell’asfalto e dal terreno».

Un problema che colpisce tutti i condomini che però, continua Paduano, «fino a ora non hanno denunciato pubblicamente la cosa. Molti per paura, siamo tutti in case di proprietà dell’Acer. Ma adesso è giunto il momento di dire basta».

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Con il passare del tempo infatti gli animali si sono fatti sempre più audaci, salendo intere rampe di scale in cerca, forse, di cibo. «Adesso capita che ce li troviamo addirittura al quarto piano. Io vivo qui con mia moglie, che ormai ha paura anche a scendere nello scantinato o in giardino. E i miei quattro figli? Se venissero morsi?».

In sei anni però i condomini non sono stati con le mani in mano, avvisando diverse volte l’Acer e chiedendo di risolvere definitivamente questa invasione. «Tuttavia non è mai stato fatto nulla – prosegue Paduano – passano qualche volta a dare il veleno ma nulla più, non si risolve nulla. Dopo un po’ i topi tornano. E girano liberamente per i corridoi, per le cantine, per il giardino. A volte capita che muoiano senza che nessuno pulisca per giorni».

Mentre parla con noi l’uomo ci indica i punti da cui escono le pantegane. Il marciapiede di fronte all’ingresso presenta delle grosse crepe che costeggiano tutta la palazzina e da lì sbucano con frequenza. Un altro sbocco verso la superficie poi è sul retro, in un piccolo giardino da cui si accede tramite lo scantinato. «Dal terreno i roditori scavano per uscire – spiega l’uomo – e entrano in casa dalla porta sul retro che è sempre aperta per stabilirsi nelle cantine. Il problema è l’umido che c’è, li attira e li fa tornare in continuazione. L’Acer deve fare qualcosa per risolvere in via definitiva la situazione». L’invasione però non è l’unico problema che affligge il palazzo.

Appena entrati, a sinistra della porta, campeggia un cartello in cui si invitano i residenti a chiudere ogni volta che si entra nel palazzo per “evitare ulteriori furti negli appartamenti”.

«Peccato che la serratura sia rotta da tempo – conclude Paduano – e il portone non si chiuda. Non solo: nello scantinato c’è una decina di biciclette accatastate da mesi, probabilmente rubate e abbandonate lì».

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