Reggio Emilia, il Comune rifà il look ai Chiostri di San Pietro
Verranno sistemati i cortili, costruito un caffè e abbattuti gli edifici abbandonati. Il restauro è funzionale alla realizzazione del progetto “Laboratorio Aperto” per valorizzare il welfare della città
REGGIO EMILIA. I Chiostri di San Pietro, uno degli edifici storici più apprezzati di Reggio Emilia, cambieranno presto faccia. E saranno oggetto di una riqualificazione complessiva che risolverà la maggior parte delle “imperfezioni” architettoniche dell’edificio.
È quanto è stato annunciato ieri dal sindaco di Reggio Emilia Luca Vecchi, l'assessore a Innovazione, Partecipazione e Cura dei quartieri Valeria Montanari, il direttore dell'Area Competitività e Innovazione sociale del Comune Massimo Magnani, Fabrizio Montanari dell'Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia e Gaspare Caliri di Kilowatt Bologna.
Il progetto urbanistico fa parte della realizzazione del Laboratorio Aperto. Una struttura destinata all’innovazione sociale che servirà a produrre “soluzioni innovative ai bisogni delle persone e della comunità”. Tradotto, permetterà alle imprese private di incontrarsi con le realtà associative reggiane, con lo scopo di creare un sistema di welfare “autoprodotto”, in grado di mantenersi in autonomia e di valorizzare le eccellenze locali in materia di servizi alla persona.
E la struttura sorgerà proprio nei Chiostri, beneficiando di 2.200.000 milioni di euro per la riqualificazione dell’immobile e 1.250.000 milioni per la formazione del Laboratorio, finanziati dall'Unione europea attraverso la Regione Emilia-Romagna nell'ambito del programma “Por-Fesr Emilia-Romagna 2014-2020”.
Per quanto riguarda la ristrutturazione vera e propria verrà risistemato il primo piano e i cortili esterni attraverso l’installazione di piante e la costruzione di un caffé. Saranno poi abbattuti gli edifici abbandonati esterni al complesso monumentale, con la realizzazione di un nuovo edificio che sarà sede vera e propria del Laboratorio.
Infine verrà realizzata una continuità spaziale e funzionale aperta fra via Campo Samarotto e via Emilia San Pietro che renderà accessibile l'intero complesso per tutto l'anno e non più solo nei mesi estivi e primaverili. «Sarà una ristrutturazione da “parassiti” – ha spiegato l’architetto Magnani – nel senso che non stravolgeremo la natura storica dell’edificio ma faremo in modo che possa restare aperto 365 giorni l’anno, vivibile, senza barriere architettoniche e apprezzabile dalla città».
I lavori per il Laboratorio Aperto entreranno nel vivo il prossimo anno mentre già da ieri è partito un altro progetto: il Collaboratorio Reggio. Una fase preliminare di raccolta delle idee che coinvolge direttamente i reggiani, chiamati dal Comune a dire la loro su cosa vorrebbero o non vorrebbero che contenesse la struttura.
La chiamata a manifestare interesse è aperta fino al 25 ottobre tramite un modulo compilabile sul sito internet www.co-reggioemilia.it. La comunità che avrà partecipato alla manifestazione di interesse avrà poi un primo momento di progettazione collaborativa il prossimo ottobre, durante la fase di co-progettazione. Si decideranno col Comune scopi, progetti e modello organizzativo del Laboratorio Aperto, avviando anche piccole sperimentazioni e pratiche di collaborazione nella città.
Nei due mesi successivi infine, a partire da novembre, Reggio Emilia sarà il campo di sperimentazione della collaborazione, testando soluzioni ai bisogni e alle idee emersi e dando vita ad azioni sperimentali. In questo modo si potrà arrivare al 2017 con un pacchetto pronto per essere presentato alla Regione.
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