«Il concerto di Daniele Silvestri inaccessibile a noi disabili»
Reggio Emilia, un ragazzo in carrozzina e l’amica non hanno potuto assistere all’evento: «Troppe le barriere architettoniche fra buche, ghiaia e insensibilità degli addetti»
REGGIO EMILIA. Gran bel concerto quello di Daniele Silvestri a Festareggio, almeno stando ai commenti di chi ha potuto ascoltarlo. Peccato che non sia stato accessibile tutti. C'è infatti chi ha dovuto rinunciare. «Ho provato e desistito» ci ha scritto Nima Sanai, che assieme a Sara e i loro due accompagnatori venerdì scorso a malincuore ha dovuto tornarsene a casa. Perché non è riuscito ad arrivare all’area riservata ai portatori di handicap.
Nella lettera inviata al nostro giornale da Nima, quarant'anni e ingegnere da 15 anni costretto dalla Sclerosi Multipla a muoversi su una sedia a rotelle, non c'è rabbia ma lo sconcerto nello scoprire che ancora oggi due buche, un po' di ghiaia e soprattutto l'insensibilità di chi avrebbe il dovere civile di pensare anche a chi non è autonomo diventano ostacoli insormontabili per un disabile. «Questa sera ho provato ad andare al concerto presso l'arena concerti di Festareggio. Provato e Desistito!» scrive Nima, per poi aggiungere che è stata fin dall’inizio una via crucis.
«I responsabili all’ingresso non ci hanno neanche indicato la pedana per gli invalidi, siamo dovuti tornare indietro più volte. In tanti concerti dove sono andato, ho sempre trovato personale che accompagnava le persone con invalidità fino all'area a loro riservata in piena sicurezza. Il percorso per raggiungere il palchetto era privo di una pedana: dovevi passare tra buche e sassi. Il palco era sprovvisto di sedie ma non tutti gli "invalidi" sono su una sedia a rotelle. Ci è stato detto: bé si può chiedere delle sedie al bar. Infine davanti al palchetto c'era una struttura di ferro con casse acustiche ai lati e gli invalidi su carrozzina dovevano stare lì al buio a concerto ben lontano dal cominciare. Spedisco questa mail anche agli organizzatori dei concerti del sig. Silvestri (Otr Live), con la speranza che la girino a Daniele che è molto sensibile a tutte le forme di invalidità». Anche Sara, la ragazza con la sindrome di down che era con Nima, ha rinunciato al concerto. Un po' per solidarietà con Nima che ha deciso di fare dietro front, un po' perché si sarebbe trovata da sola su quel palchetto là in fondo. «Ma succede così in tutti i concerti» spiega Nima. E dire che bastava poco. Bastava una passerella in legno lunga qualche decina di metri e un po' di sensibilità per rendere tutto più facile.
«Non sono nemmeno arrivato al palchetto – continua Sanai – la mia accompagnatrice non è riuscita a spingermi fino al palco. Se poi avessi avuto bisogno del wc sarebbe stato un problema e avrei dovuto attraversare tutto il campo sconnesso per arrivare ai bagni. Da solo non ce l'avrei fatta, nemmeno con una carrozzina elettrica». E qui sta il punto vero. Tutte le persone hanno il diritto di muoversi da sole autonomamente senza l'aiuto di un accompagnatore e assistere da soli a un concerto, o visitare una mostra.
Questa è la differenza nell’ abbattere davvero le barriere culturali ancora prima di quelle fisiche. E poco importa se alla cassa i due biglietti regolarmente acquistati sono stati rimborsati. Importa invece che il cassiere invece di scusarsi si sia sentito in diritto di dire: «Ma come, non si è mai lamentato nessuno».
A conferma che le prime barriere sono nella testa di ognuno di noi e che la strada per non considerare i portatori di handicap un inciampo o un problema è ancora lunga.
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