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Al Falò si va a tavola con la griglia

Al Falò si va a tavola con la griglia

L’ultima tappa nella ristorazione della festa Pd, interamente dedicata alla carne

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Come per gli altri ristoranti che abbiamo visitato l’accoglienza è calorosa, sorridente e piacevole. Paghiamo e veniamo fatti accomodare in un tavolo leggermente defilato da cui possiamo vedere l’intero porticato. Tutti i coperti sono occupati, c’è qualche coppia in intimità e molte famiglie che si divertono a vedere i bambini sgranocchiare delle gustose costine di maiale.

Così, attirati da questa visione e dall’odore che pervade il tendone decidiamo di puntare tutto proprio su quella: la carne. Rispettando sempre la tradizione reggiana. Cominciamo con l’ordinare un antipasto di culatello di Gianferrari con tre pezzi di gnocco fritto, seguito dagli immancabili tortelli verdi al soffritto di cipolla. La scelta del secondo poi è ardua, ci sembra un peccato dover preferire un taglio rispetto a un altro. E così optiamo per la grigliata mista con spiedino, salsiccia, puntine e coppa, accompagnata da alcune cipolline in agrodolce per contorno in modo da stemperare il grasso del maiale. Annaffiamo il tutto con il solito (ma mai ridondante) lambrusco e chiudiamo con un sorbetto al limone per pulirci la bocca.

Il culatello è ottimo, si scioglie in bocca e il grasso non è eccessivo mentre lo gnocco fritto è degno delle migliori razdore reggiane. Insomma l’entrée ci fa ben sperare e attendiamo ansiosi il secondo. Ma prima, i tortelli. Il ripieno è di un bel verde che ricorda le erbe di campo e invitante è anche il colore della pasta. Nel complesso il voto è buono ma non eccelso, probabilmente andavano cotti un paio di minuti in più.

E poi la star della serata: la carne. Che ci viene servita direttamente su una griglia in miniatura lasciata sul tavolo con un effetto scenografico e pratico. Ognuno così può perfezionare la cottura come più gli piace. Tutto, dal maiale agli spiedini, soddisfa testa e palato e il nostro stomaco non può che ringraziare. Peccato solo per le cipolline che avevano perso per strada il “dolce” dell’agrodolce, sembrando più che altro sotto aceto. Infine il sorbetto, nient’affatto scontato, che però ci sorprende positivamente. E chiude degnamente una buona cena.

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