Respinte alla frontiera del Marocco
Silvia Prodi, Caterina Lusuardi e Fabiana Bruschi (Jaima Sahrawi) bloccate a Laayoune e rimpatriate con il primo volo
REGGIO EMILIA. Non hanno potuto nemmeno uscire dall’aeroporto: tre reggiane – la consigliera regionale Pd Silvia Prodi, componente dell’intergruppo regionale sui saharawi, Caterina Lusuardi, presidente dell’associazione umanitaria Jaima Sahrawi e Fabiana Bruschi, membro dell’associazione – sono state respinte senza troppi complimenti dal Marocco. Le autorità marocchine hanno sequestrato loro i passaporti, le hanno rispedite a Casablanca, tenute una notte in sala d’attesa e infine espulse con il primo volo a Bologna.
Scopo del viaggio – di natura non istituzionale – era incontrare alcune persone del popolo saharawi in contatto con l’associazione, per ricevere informazioni sulle loro condizioni di vita. La visita era stata comunicata all’ambasciata italiana in Marocco e le tre si erano registrate al sito dedicato della Farnesina. Il gruppo però non è riuscito a raggiungere i territori occupati: partite con un volo di linea sabato alle 13 dall’aeroporto Marconi di Bologna e preso il secondo volo da Casablanca a Laayoune, la capitale ufficiosa dei territori occupati del Sahara occidentale attualmente sotto la giurisdizione marocchina. Una volta atterrate a Laayoune, la polizia locale non ha permesso loro di sbarcare.
«A Laayoune sull’aereo sono saliti 5 o 6 funzionari di polizia, sia in divisa sia in borghese, che ci hanno comunicato che saremmo state rimandate a Casablanca. Alla nostra richiesta di spiegazioni, è stato risposto che si trattava di ordini superiori ma che non c’era alcun documento scritto ad autorizzarlo», raccontano Prodi, Lusuardi e Bruschi.
Ripartite alla volta di Casablanca, là, alle 21 circa, sono state condotte nella zona di transito da un funzionario di polizia in borghese, che ha loro sequestrato i passaporti senza fornire alcuna spiegazione, ventilando l’ipotesi di un rimpatrio e lasciandole in un corridoio dell’area transito senza alcuna informazione per diverse ore. Tramite il senatore Pd Stefano Vaccari, presidente dell’intergruppo parlamentare di solidarietà con il popolo saharawi, le tre sono riuscite a contattare il console generale d’Italia a Casablanca, Alessandro Ferranti, che verso l’una di notte si è presentato di persona all’aeroporto per verificare la situazione. Dal console, che ha parlato a lungo con la polizia, le reggiane sono state informate che sarebbero state rimpatriate con il primo volo del mattino per Bologna, in partenza alle 8.10. Al gate di imbarco le reggiane hanno incontrato l’ambasciatore italiano in Marocco, Roberto Natali, che si è impegnato a contattare le autorità per ottenere una documentazione scritta sull’accaduto. La soluzione dell’episodio ieri mattina quando, atterrate a Bologna, la polizia italiana ha consegnato alle donne i documenti.
«Si tratta di un episodio difficile da decifrare – dichiarano Prodi, Lusuardi e Bruschi – il nostro era un viaggio puramente conoscitivo, questo può essere un modo per disincentivare qualsiasi tentativo europeo di approfondire da vicino la questione. Speriamo che l’episodio paradossalmente accenda l’attenzione su questo popolo troppo a lungo dimenticato».
«Avrei dovuto partecipare anch’io a quella delegazione, ma per puro caso (il sovrapporsi di un impegno istituzionale) ho rinunciato – afferma Serena Foracchia, assessore alla Città Internazionale del Comune di Reggio – Il sindaco Luca Vecchi è stato informato e si sta interessando della vicenda insieme ad associazione e referenti internazionali».
Meno diplomatica l’associazione Jaima Sahrawi Reggio Emilia che, su Facebook, commentando l’accaduto, ha scritto: «Rispedite senza spiegazioni in Italia. È un fatto gravissimo da rendere noto. Questo è il vostro “democratico” Marocco. Cosa vuole nascondere alla comunità internazionale nel Sahara Occidentale occupato illegalmente?».
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