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"Troppi profughi, c'è il rischio tendopoli"

Evaristo Sparvieri
"Troppi profughi, c'è il rischio tendopoli"

L’allarme del vicesindaco di Reggio: «La metà dei Comuni non partecipa all’accoglienza, è inaccettabile». Mercoledì il vertice in Prefettura

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REGGIO EMILIA. «Deve essere chiaro che, per il Comune di Reggio Emilia, se si arrivasse alla realizzazione delle tendopoli la responsabilità ricadrebbe interamente sul Ministero degli Interni e sui suoi Uffici territoriali. Una possibile soluzione è sicuramente quella di coinvolgere maggiormente i Comuni che al momento, senza avere nessuna base normativa in relazione a questa scelta, si rifiutano di accogliere i richiedenti asilo».

Il Comune di Reggio Emilia torna ad alzare la voce. E, di fronte a possibili nuovi arrivi, è pronto a battere i pugni sul tavolo della Prefettura, dove mercoledì è in programma un vertice con tutti i sindaci reggiani per fare il punto sull’emergenza profughi. Un summit sollecitato da settimane proprio dal Comune capoluogo per far fronte ad una situazione sempre più esplosiva, che il vicesindaco di Reggio, Matteo Sassi, non sembra più disposto a tollerare: in provincia di Reggio Emilia ad oggi sono accolti 1.154 richiedenti asilo, 700 dei quali sistemati in appartamenti e 432 in strutture alberghiere.

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Di questi il 68% – pari a 777 profughi – è accolto in città. Il restante 32%, invece, trova ospitalità negli altri Comuni. Ma non tutte le amministrazioni reggiane, finora, hanno collaborato alla gestione dell’emergenza. Anzi, quasi la metà dei Comuni reggiani si è tirata fuori dalla partita dell’ospitalità. L’argomento è stato al centro anche di un vertice regionale, andato in scena venerdì scorso nella Prefettura di Bologna.
Ed è per questi motivi che, nel summit di mercoledì, dal Comune di Reggio Emilia hanno intenzione di chiedere al prefetto, Raffaele Ruberto, un’inversione di rotta, in modo che tutte le amministrazioni facciano concretamente la propria parte.

«Nella nostra provincia – aggiunge il vicesindaco – 20 Comuni su 42 non accolgono per scelta nessun richiedente asilo. In più si registra un forte squilibrio tra i Comuni che rappresenta un’altra importante criticità: sono quelli più piccoli che accolgono un numero maggiore di richiedenti asilo».

Solo la scorsa settimana sono arrivati nella nostra provincia una novantina di richiedenti asilo. E, con i ripetuti sbarchi di queste ore, si annunciano altre decine di arrivi anche nei prossimi giorni, rendendo il quadro ancora più drammatico. Il rischio concreto è che, di fronte ai rifiuti delle amministrazioni, si arrivi all’allestimento di tendopoli, dal momento che le strutture di accoglienza alle quali si è ricorsi finora hanno raggiunto un livello di saturazione.

«Nell’ultimo periodo si stanno intensificando nuovi arrivi e rischiamo di arrivare a livello territoriale ad una fase di emergenza per quanto riguarda la gestione della prima accoglienza – spiega Sassi – C’è un serio problema legato all’individuazione di nuovi luoghi e un forte rischio di allestire soluzioni estreme, come i campi tendati». Un rischio che il Comune di Reggio vorrebbe scongiurare ad ogni costo, non assumendosi nessuna responsabilità su questo tipo di gestione. Soprattutto se anche le altre 22 amministrazioni finora “latitanti” non cominceranno a dare il proprio contributo.

«Il Governo richiede giustamente maggiore solidarietà all’Europa, ma sul piano locale manca completamente la solidarietà territoriale di tante amministrazioni i cui sindaci sono dello stesso partito del presidente del Consiglio».
Questi, ad oggi, sono i Comuni nei quali i richiedenti asilo hanno trovato ospitalità: Albinea, Bagnolo in Piano, Bibbiano, Boretto, Brescello, Carpineti, Cadelbosco Sopra, Casalgrande, Castelnuovo di Sotto, Cavriago, Cervarezza, Correggio, Fabbrico, Gattatico, Gualtieri, Novellara, Poviglio, Reggio Emilia, Quattro Castella, San Polo, Scandiano, Vezzano.

«Il Comune di Reggio Emilia ritiene inaccettabile il prolungarsi di questa situazione che potrebbe portare all’eventuale allestimento di tendopoli – conclude Sassi – Occorre un maggiore coinvolgimento di tutti i Comuni reggiani. Deve essere rilanciato il modello della prossimità in accoglienza: evitare la concentrazione in pochi luoghi dei richiedenti asilo e attivare tanti punti diffusi sul territorio».
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