Condanne lievi per i georgiani che cantarono “Italia” dopo la scarcerazione
Erano stati arrestati per un tentato furto in un palazzo e rimessi in libertà in attesa del processo. Il loro caso fece discutere perché intonarono Mino Reitano come gesto di scherno
REGGIO EMILIA. Sono stati condannati in tribunale i tre georgiani che erano stati arrestati il 22 luglio dalla polizia dopo un tentato furto in una palazzina di via Lulli, nella zona dell’acquedotto. La vicenda aveva creato grande clamore perché uno di loro, dopo essere stato scarcerato in attesa del processo, all’uscita dal tribunale aveva intonato “Italia” di Mino Reitano.
Ieri mattina il giudice Luca Ramponi, al termine di un processo con rito abbreviato, ha condannato i tre. Il pregiudicato della banda, un 35enne, ha preso un anno e resterà dentro. I complici di 36 e 41, incensurati, se le sono cavata con quattro mesi, pena sospesa. Due di loro sono senza permesso si soggiorno e un terzo in via di regolarizzazione.
Nella sua arringa difensiva l’avvocato Nicola Tria è tornato sulla vicenda della canzone intonata da uno dei tre. Il legale ha detto che tale comportamento non risulta e comunque non è avvenuto in aula. Inoltre l’avvocato ha detto che i suoi clienti negano fermamente di aver messo in atto comportamenti di irrisione. Il pm non ha fatto cenno alla questione e il giudice non l’ha presa in considerazione, dal momento che non era contenuta negli atti. La vicenda non ha dunque avuto risvolti penali, anche se dopo essere stata riferita dalla Gazzetta ha provocato un acceso dibattito sull’emergenza furti nelle case e la mancanza di certezza della pena, soprattutto dopo la cosiddetta legge “svuota carceri”. Nel dibattito è anche intervenuto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, che ha annunciato un giro di vite sui furti nelle case. (j.d.p.)
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