Prodi cacciata dal Marocco scoppia il caso diplomatico
L’associazione marocchina scatena la protesta: «Il suo arrivo era un’ingerenza» La consigliera regionale ribatte: «Era una visita privata». Poi il silenzio stampa
REGGIO EMILIA. Silvia Prodi è andata in Marocco per conto suo, non per compiere un viaggio istituzionale, ma la questione rischia ora di trasformarsi in una caso diplomatico vista la dura presa di posizione dell’associazione marocchina Racmi.
L’idea della consigliera regionale era semplice: raggiungere i territori del Popolo Saharawi, i cui bimbi vengono ospitati a decine in estate in Emilia. L’esperienza è però terminata anzitempo quando le autorità marocchine - che rivendicano la piena titolarità su quei territori - hanno espulso la consigliera regionale del Pd - nipote di Romano Prodi - che era in viaggio insieme a Caterina Lusuardi, presidente dell’associazione umanitaria Jaima Sahrawi e Fabiana Bruschi, membro dell’associazione. Sabato le tre donne sono state bloccate all’aeroporto di Laayoun e poi costrette dalla polizia locale a tornare in Italia. «Consideriamo che andare in Marocco con intenzione di istigare è inammissibile da tutti quelli che hanno a cuore l'unità, la legalità e la sicurezza - scrive l’associazione marocchina Racmi - Queste persone devono vergognarsi per il danno che trascinano all'immagine della nostra amata Italia - prosegue la nota - tuttavia sfruttare il nome dell'illustrissimo Romano Prodi, tramite la sua nipote, per provare ingannevolmente di dare risalto mediatico alla loro attività di disinformazione teleguidata da fonti tendenziose che conosciamo bene, non giova né a nostro all'ex Premier Prodi che era sempre a favore di un dialogo fruttuoso tra Algeria e Marocco per risolvere la questione del Sahara, né a una regione che dovrebbe essere responsabile e coerente con la legalità internazionale come l'Emilia-Romagna». «Inoltre - conclude Racmi - definire “occupata” una zona di un paese sovrano è proprio l'aberrazione e il non rispetto. Quindi ricevere i datteri e latte come tradizione marocchina di accoglienza e amicizia è impossibile. Le autorità marocchine hanno fatto il loro plausibile dovere. Niente accesso alla terra marocchina agli istigatori».
«Mi sembra una provocazione evidente - ha dichiarato ieri mattina al Corriere di Bologna Silvia Prodi prima di scegliere il no comment, deciso per evitare l’acuirsi dello scontro. «Io non ero in missione ma ero in viaggio come cittadina - si è limitata a dire - Mi sono stati requisiti i documenti e sono stata espulsa senza ricevere alcuna spiegazione scritta o verbale. Non voglio polemizzare ma mi sembra una nota di propaganda». (e.l.t.)
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