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«Unicredit ha risarcito 30 milioni ai clienti»

«Unicredit ha risarcito 30 milioni ai clienti»

Processo all’ex direttrice Maniscalco, in aula ha testimoniato l’ex direttore generale Ortolani

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REGGIO EMILIA. «Ma una direttrice di banca può fare il bello e il cattivo tempo nella filiale che dirige?». L’avvocato Giovanni Tarquini, difensore dell’ex direttrice della filiale Unicredit di via Gattalupa, la domanda l’ha rivolta all’ex direttore generale di Unicredit, Rodolfo Ortolani.

Il manager ieri mattina ha deposto in aula e ha snocciolato numeri impressionanti, attribuendo all’imputata movimentazioni non autorizzate per oltre 90 milioni di euro. Al termine della sua deposizione l’avvocato Tarquini ha dunque chiesto, «prima di tutto come correntista, preoccupato», se una direttrice può effettivamente fare tutte quelle operazioni, di quella entità, da sola. E la risposta, poco rassicurante, è stata in parte sì. Secondo le accuse infatti la Maniscalco avrebbe prelevato dai conti correnti oltre quattro milioni di euro in contanti. Questo grazie al fatto che due cassieri, poi licenziati, non avrebbero rispettato le regole interne: avrebbero infatti accettato di movimentare quelle somme senza la presenza fisica degli intestatari del conto in sede.

L’ex dg Ortolani ha detto che al termine di questa vicenda Unicredit ha risarcito 30 milioni ai correntisti dai conti dei quali erano stati presi dei soldi a loro insaputa.

Per l’avvocato difensore Tarquini si tratta «di un’ubriacatura di numeri senza né capo né coda in quanto non si capisce in base a cosa molte cose siano attribuite all’ex direttrice». Dal canto suo la donna continua a ripetere di essere «un capro espiatorio» e attende di poter parlare per dare la sua versione.

Nell’udienza di ieri si è a lungo parlato del caso più eclantante, quello che riguarda il correntista Nino Spallanzani, il cliente più importante della filiale. Il maresciallo capo della Guardia di finanza Berardino Picconi ha ricostruito la vicenda che riguarda l’imprenditore ed altri clienti. Spallanzani nel 2008 era convinto, sulla base dei prospetti e delle comunicazioni della banca, di aver 26 milioni di euro, a fronte in un investimento iniziale di 21 milioni. In realtà a causa dell’andamento negativo del mercato il suo investimento valeva 13 milioni. Quando l’imprenditore fece un bonifico da 5 milioni, certo di avere liquidità sufficiente, si verificò uno sconfinamento, che poi diede inizio alle indagini. (j.d.p.)

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