La madre di Fabio Bassoli: «Voglio sapere chi ha ucciso mio figlio»
Delitto in Francia: a pochi giorni dall’anniversario dell’omicidio del cuoco 31enne di Rolo, Enrica Daolio chiede che venga scoperta la verità. Spunta una nuova pista investigativa
ROLO. «Io voglio giustizia per mio figlio: non perdonerò mai i suoi assassini. Non avranno mai la mia pietà. Quello che gli hanno fatto è inconcepibile e orrendo, a prescindere da qualsiasi motivazione sia nascosta sotto quel gesto disumano».
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È come se il tempo si fosse fermato in via Preti, nell’abitazione dei genitori di Fabio Bassoli, il cuoco 31enne, originario di Rolo ucciso nell’ottobre del 2015 a pochi passi dalla sua abitazione di Aubenas, in Francia, dove si era trasferito per inseguire il suo sogno di aprire un'attività nel campo della ristorazione: Fabio si era munito di un furgone che utilizzava per cucinare e vendere prodotti italiani. Ed è ancora distrutta dal dolore, comprensibilmente, la madre di Fabio, Enrica Daolio, che non si è mai stancata di chiedere giustizia e che siano individuati i colpevoli della morte del figlio.
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Enrica, è passato quasi un anno dalla morte di Fabio e in questi mesi si sono rincorse più ipotesi sull'omicidio…
«Mio figlio era una persona speciale, non avrebbe mai fatto del male a nessuno. Tutti lo amavano: lui viveva per la sua mamma e il suo papà, oltre che per la sua grande passione per il cibo che lo rendeva felice. Quando è partito per la Francia mi a detto: “Starò via tre mesi”. poi è rimasto lì per 11 anni. Io vivevo per mio figlio e lui viveva per la sua famiglia. La pista seguita dagli inquirenti francesi ora si sta orientando su questioni di gelosia: una delle ipotesi seguite riguarda una presunta rivalità legata agli affari. Nel mirino degli investigatori sono finite due persone, che si trovano in carcere, che avrebbero ucciso un altro cuoco sempre in Francia ma a 400 chilometri dal luogo in cui è stato ritrovato Fabio. Si tratta ancora di ipotesi, tuttavia».
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Quand'è stata l'ultima volta che ha sentito suo figlio?
«Io e Fabio parlavamo spesso, ci sentivamo tramite Skype tutti i giorni. Ricordo benissimo la frase che mi ha scritto l’ultima volta che ci siamo sentiti. Erano le 20.44, non dimenticherò mai nemmeno l’orario. “Ciao mamy, sono al lavoro”, mi ha scritto. Poco dopo ha aggiunto: “Torno presto perché piove”. Ma non pioveva più e dev’essere rimasto a lavorare. Poi è stato ucciso davanti a casa, non a una ventina di chilometri come si è detto in precedenza».
Cosa chiede adesso per Fabio?
«Voglio che venga fatta giustizia, che siano scoperti i colpevoli, non li perdonerò mai. Nessuna motivazione sarà mai ammissibile per quello che è stato fatto a Fabio. Mio figlio non è abbandonato. Non lo sarà mai. Per capirlo, è sufficiente osservare la tomba che io e suo padre curiamo amorevolmente al cimitero di Rolo, dove riposa.
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Abbiamo creato intorno un giardino curatissimo, perché vogliamo che la sua figura sia onorata: mio figlio è nato libero e libero sarà. Siamo seguiti da legali di Marsiglia, molto bravi. Il nuovo prete di Rolo, don Vianney, è venuto qui, a casa nostra e desideriamo ringraziare anche lui. Da noi vengono sempre in tanti, non ci sentiamo soli. Continueremo a lottare per tenere vivo il ricordo di Fabio e rendergli giustizia ».
In questi mesi si è parlato del ritrovamento di piante di marjuana nell'appartamento dove viveva Fabio.
«Ne sono al corrente e si tratta di una vicenda anche tanto strumentalizzata. In Francia non c'è una mentalità tanto bigotta come quella italiana… Mio figlio era un bravo ragazzo: io so questo».
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