Pd, Costa sul referendum «Convinti gli ultras del no»
Intervista al segretario provinciale dopo la conclusione di FestaReggio «Io renziano? Mi piace pensare che il premier sia diventato un po’ costiano»
REGGIO EMILIA. Il primo ospite della nuova stagione di “RinGazzetta”, che riprende dopo la pausa estiva, è stato il segretario provinciale Pd, Andrea Costa. Con il nostro direttore ha tracciato il bilancio di Festareggio, all’indomani della sua conclusione.
Avete dato il bilancio culinario e il numero dei piatti serviti: è un modo per non parlare del bilancio politico ?
«È stata una grande rassegna con quasi 400mila reggiani, venuti al Campovolo per passare insieme qualche serata. A Festareggio non abbiamo ascoltato politica. Non ci siamo limitati agli ospiti, noi politica l’abbiamo fatta tirando giù dal palco i nostri ospiti, come con il ministro della Giustizia Orlando che è venuto a parlare di unioni civili, ma si è confrontato con i nostri sindaci sulla sicurezza. O con la presentazione del libro di un giovane scrittore sul fratello affetto dalla sindrome di down. E ci ha raccontato che quando ha smesso di vederlo come un disabile, ha scoperto che in ciascuno di noi c’è del bello».
Avete parlato di frittura di pesce, ma non della frattura che c’è nel Pd reggiano e nazionale. Intorno a questo tema c’è molta ovatta...
«Anche a Reggio si assiste a un forte dibattito e anche qui ci sono pezzi del Pd come a Roma che hanno una posizione diversa da quella ufficiale. A Reggio c’è un partito che esprime sensibilità diverse, ma non dobbiamo mai arrivare a tirare troppo la corda, dobbiamo essere inclusivi. Se c’è qualcuno che pensa di vincere il referendum solo con i voti di chi fin dall’inizio era a favore, sbaglia. A me interessa convincere chi è venuto al Campovolo per ascoltare e il loro voto sarà determinante».
Qual è il messaggio uscito da Festareggio?
«Abbiamo provato a dire che il Pd dovrebbe suscitare lo stesso clima che c’era al Campovolo dove c’era l’Anpi, in cui molti dei nostri tesserati sono anche loro iscritti. Era necessario un confronto, e la partecipazione di un migliaio di persone al dibattito sul referendum lo conferma. Anche gli ultras del “no” che a livello nazionale stanno dentro al mio partito dovrebbero costruire un clima come a Festareggio, e ne avrebbe giovamento il Pd e il Paese. Il Pd è l'unico partito ad avere un’idea di società, a formare una classe dirigente e avere un contatto con i cittadini, altro che blog. Vorrei ricordare la cena di solidarietà, la più grande nella storia di Reggio, a favore dei terremotati. Un successo al di là delle attese».
Festareggio è stato quindi un laboratorio politico, ma questa esperienza può essere trasferita altrove ?
«Dobbiamo capire che non sono più i solo i luoghi formali dove si fa politica. Si fa sui giornali, sui social. E Festareggio come momento di confronto ha avuto un effetto positivo anche sugli ospiti, a conferma che idee diverse possono coesistere. Anche il confronto con i nostri volontari e i nostri dirigenti credo si stato per loro utile».
Festareggio è ancora il luogo del tesseramento o è solo luogo di festa ?
«Una volta la tessera era quasi un passaggio automatico, non è più così. Lo scorso anno avevamo 6mila tesserati e a Festareggio ci sono stati 5mila volontari e la stragrande maggioranza di loro non sono iscritti, ma hanno una loro idea di partito. Oggi alla festa non è più possibile fare proselitismo».
Lei con la visita del premier a Festareggio è diventato più renziano?
«Io sono il segretario reggiano, come Renzi è il segretario nazionale e tutte due lavoriamo per il Pd. Mi piacerebbe poter dire che lui è diventato più costiano».
Come ha chiuso economicamente il bilancio ?
«Chiuderemo con un utile di 100mila euro come lo scorso anno. Siamo partiti piano, ma poi abbiamo recuperato e nelle ultime tre sere abbiamo incassato quasi mezzo milione di euro».
Continuerà il confronto politico avviato a Festareggio ?
«Non possiamo mettere tutto nel contenitore Festareggio. Come lo scorso anno svilupperemo una serie di incontri e iniziative sul territorio. Sono stati decine anche se in pochi se ne sono accorti».
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