«Sui bimbi saharawi tante speculazioni per i soldi dei bandi»
REGGIO EMILIA. Il caso di Silvia Prodi, Caterina Lusuardi e Fabiana Bruschi, respinte alla frontiera del Marocco e rimpatriate con il primo volo, continua a far discutere. Le tre donne erano in...
REGGIO EMILIA. Il caso di Silvia Prodi, Caterina Lusuardi e Fabiana Bruschi, respinte alla frontiera del Marocco e rimpatriate con il primo volo, continua a far discutere. Le tre donne erano in viaggio non istituzionale con l’intenzione di raggiungere i territori del popolo saharawi, i cui bimbi vengono ospitati a decine in estate in Emilia. L’esperienza è però terminata anzitempo quando le autorità marocchine hanno espulso la consigliera regionale del Pd – nipote di Romano Prodi – che era in viaggio insieme alla Lusuardi, presidente dell’associazione umanitaria Jaima Sahrawi e Fabiana Bruschi, membro dell’associazione.
Dopo le polemiche politiche infatti arriva ora la risposta dei diretti interessati: i cittadini del Marocco. E nello specifico da Mouloudjm Abderrahim, presidente del gruppo “Alleanza democratica delle associazioni marocchine in Italia, Europa e America del nord” con sede a Reggio Emilia, in via Tutti.
E Abderrahim non ha peli sulla lingua, e accusa l’associazione Jaima e i politici che ogni anno aiutano il popolo saharawi di non farlo in modo disinteressato ma di voler sfruttare la vicenda a loro favore. «Agiscono per interesse – attacca il presidente – da tempo seguiamo l’attività della Jaima Sahrawi e delle altre associazioni e non sono mai positive. Portano i bambini in piazza per qualche giorno e l’unica cosa che fanno è parlare male del Marocco e del nostro Governo. E poi li rispediscono indietro. Perché lo fanno? Per i bandi europei, che portano soldi. Mentre la politica se ne approfitta per avere visibilità».
Tra l’altro, secondo Abderrahim, le condizioni dei saharawi non sono da imputare al Marocco e, pertanto, l’espulsione delle tre donne è stata giusta: «Il campo dove vengono oppressi si trova in Algeria, il nostro Stato li ha accolti e integrati e sono trattati più che bene. L’espulsione è stata sacrosanta, le signore dovevano passare per un altro Paese e la Dst, la nostra Digos, ha ritenuto che volessero creare problemi. Sono state trattate in modo più che civile».
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