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Offese sul web, la Boldrini ritira la querela

Offese sul web, la Boldrini ritira la querela

Casalgrande: Luciano D’Arcio, ex consigliere leghista, a processo per diffamazione aggravata

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CASALGRANDE. Su Facebook si era scagliato con insulti beceri contro la presidente della Camera, Laura Boldrini. Insulti che non erano passati inosservati alla diretta interessata, che nell’estate del 2013 aveva deciso di querelare Luciano D’Arcio, in quel momento consigliere comunale, fuoriuscito dalla Lega Nord, a Casalgrande.

D’Arcio era stato denunciato per diffamazione aggravata e il procuratore Giorgio Grandinetti, dopo aver svolto le indagini preliminari, ne aveva disposto la citazione diretta a giudizio lo scorso mese di aprile.

Ieri pomeriggio l’uomo è comparso in tribunale per il processo, difeso dall’avvocato Nino Giordano Ruffini. In aula il legale che difende la presidente della Camera ha reso nota la volontà della parte offesa di rimettere la querela. A quel punto il giudice Alessandra Cardarelli non ha potuto fare altro che emettere una sentenza di non luogo a procedere.

Si chiude così una vicenda che aveva fatto molto discutere a Casalgrande. L’allora consigliere aveva scritto su Facebook frasi ingiuriose nei confronti della presidente Boldrini, ma anche dell’ex ministro Cecile Kyenge e del leader di Sel Nichi Vendola (tre personalità che in questi anni sono state fatte oggetto di numerosi attacchi sui social network).

La presidente della Camera aveva motivato così la sua decisione di sporgere querela nei confronti del consigliere: «Il degrado va arginato, l’insulto non può avere alcuna cittadinanza. A difesa della mia dignità di donna, ma anche a tutela della carica istituzionale che ora rivesto, ho dato mandato ai miei legali di intraprendere ogni opportuna iniziativa giudiziaria». Poi ieri è arrivata la decisione di rimettere la querela, evidentemente perché è stato comunque raggiunto l’obiettivo di stigmatizzare il comportamento del casalgrandese.

Il diretto interessato prima della querela della Boldrini aveva fatto marcia indietro: «Ho sbagliato, ero in un momento particolare, chiedo scusa, ma non mettetemi in croce». Scuse che non gli avevano risparmiato la denuncia e l’avvio del processo. Fino all’epilogo di ieri pomeriggio in tribunale. (j.d.p.)

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