Gazzetta di Reggio

Reggio

Referendum, Renzi all’Anpi: «Il Diavolo voterà sì»

di Ambra Prati
Referendum, Renzi all’Anpi: «Il Diavolo voterà sì»

Il premier lo cita, Nicolini risponde: «Non sono citazioni che mi piacciono, sono più angustiato per le divisioni»

2 MINUTI DI LETTURA





REGGIO EMILIA. «Renzi mi ha citato tra i partigiani che voteranno sì al referendum di riforma Costituzionale? Non faccio più dichiarazioni in merito, se non che mi sento molto preoccupato e angustiato per le contrapposizioni sorte all’interno del popolo democratico». Germano Nicolini, al secolo “Il Diavolo”, finito in carcere nel dopoguerra e poi completamente scagionato, preferisce non commentare quanto detto dal premier giovedì a Bologna.

Da diversi giorni problemi di cuore costringono il 97enne a letto e in poltrona, in quel di Correggio: «Mi scusi ma la connessione delle idee mi diventa difficile», spiega.

È accaduto che Germano Nicolini sia stato nominato dal premier Matteo Renzi durante l’atteso confronto-scontro con Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi, alla festa Pd di giovedì sera a Bologna.

Da una parte le ragioni del sì al referendum, dall’altra quelle del no: in mezzo Gad Lerner, a moderare il dibattito ritmato da stoccate, e una platea di 4mila persone (all’ultimo momento hanno dovuto aggiungere delle panche) con un tifo da stadio, a dimostrazione di come certi temi siano qui ancora caldi.

Fatto sta che, ad un certo punto, Renzi ha dichiarato: «Noi stasera ospitiamo l’Anpi, ci sono partigiani che votano sì e partigiani che votano no, ma se ci chiamiamo partito democratico non è perché erano finiti gli aggettivi». E ha citato una canzone in dialetto modenese dei Modena City Ramblers, “Al Dievel”, che racconta la vicenda di Germano Nicolini. «Nicolini – ha ricordato Renzi – ha detto che non gli sto simpatico, ma voterà sì».

Un colpo basso non gradito da Smuraglia, che a serata conclusa ha commentato: «Fare i nomi dei partigiani che votano sì è stata una caduta di stile di pessimo gusto, noi non facciamo i nomi dei partigiani che votano no, perché non valgono meno di quelli che la pensano diversamente».

Nicolini, stanco di essere tirato come una elastico da fazioni opposte, si astiene dall’entrare nell’agone: «Non sono citazioni che mi piacciono. Ormai sono come il pomodoro, usato per condire tutte le minestre».

Il partigiano-icona non ha cambiato idea rispetto a quanto dichiarato, nel maggio scorso, al “Corriere della Sera”, quando a usarlo come coperta di Linus fu il ministro Boschi, sotto lo slogan «i partigiani veri votano sì alle riforme». All’epoca Nicolini disse: «Non sono renziano e non ho la tessera del Pd. Ma se i treni oggi vanno a 300 all’ora, perché non può cambiare la politica? La Costituzione non va toccata nei primi 13 articoli, che rimangono per me il Vangelo. Ma il resto si può riformare, si deve velocizzare. Io addirittura il Senato lo toglierei».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google