Gazzetta di Reggio

Reggio

Pioggia sulla processione anti-calamità

di Andrea Vaccari
Pioggia sulla processione anti-calamità

Il maltempo ha costretto don Evandro a una versione più breve della funzione, che comunque ha richiamato tanta gente

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BRESCELLO. Lo scopo era quello di chiedere clemenza al cielo contro le calamità naturali. In realtà il cielo non è stato così clemente ma sono state ugualmente tante le persone che ieri sera hanno preso parte alla benedizione del fiume Po, accompagnata dalla processione con il Cristo "parlante" iniziata dalla chiesa di Santa Maria Nascente. I cupi nuvoloni che da ovest incombevano minacciosi non hanno purtroppo tradito le attese e hanno costretto don Evandro Gherardi e i numerosi fedeli a una versione "accelerata" della funzione, a causa della pioggia che ha iniziato a cadere quando la maggior parte delle persone aveva ormai attraversato l'argine e si avviava verso la golena. Sino a qualche minuto prima, tutto era andato secondo la tradizione. Per l'occasione, rispetto alle ultime edizioni, sono sembrati più numerosi del solito i turisti che hanno fatto sfoggio di macchine fotografiche e telefoni per immortalare l'uscita del crocefisso dalla chiesa. Prima dell'inizio della processione, al centro della piazza si è esibita la banda di Correggio, mentre a fare da accompagnamento al corteo ci hanno pensato i campanari di San Giovanni di Novellara che, a bordo del loro furgone, hanno attirato l'attenzione di tanti curiosi.

All'uscita dalla chiesa il lungo corteo, illuminato da decine di candele e fiaccole, si è snodato per circa un chilometro tra piazza Matteotti e la strada che si immerge nella golena e che costeggia il fiume Enza, fino a raggiungere la foce dove le acque si immettono nel Po, con il Cristo portato a braccia dai volontari della Protezione civile di Brescello e di Boretto.

Il sentiero golenale era stato debitamente marcato e segnalato da un centinaio di candele poste a terra, sotto gli occhi vigili dei volontari della protezione civile. Ma solo pochi istanti dopo l'uscita della chiesa, il maltempo ha preso il sopravvento: l'aria fredda ha iniziato a soffiare, e dopo qualche minuto sono arrivate le prime gocce d'acqua. Molta gente ha preferito abbandonare a metà strada la processione (in particolare chi era in compagnia di bambini o chi era sprovvisto di ombrello) che però si è conclusa secondo programma. Visto il temporale in corso, don Evandro è arrivato come concordato alla confluenza tra il Po e l'Enza, e ha benedetto le acque, poco prima che si scatenasse una pioggia abbondante.

L'evento, oltre che un'ovvia connotazione religiosa, assume un valore importante per la storia brescellese in quanto porta alla memoria un celebre frammento del primo film della saga di Don Camillo e Peppone, nel quale il parroco impersonato da Fernandel cammina sino all'argine portando a braccia il pesante crocefisso (che, peraltro, dal 1970 non era più uscito dalla chiesa sino a due anni fa, alla prima riedizione della processione). Nel percorso il sacerdote era solo, perché il sindaco Peppone aveva proibito ai cittadini di aderire alla celebrazione, ma alla fine tutti si erano fatti trovare all'arrivo sul fiume, in segno di rispetto.

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