La Diocesi di Reggio Emilia: «Seminario inagibile, niente profughi»
La struttura diocesana di viale Timavo è inutilizzabile per due terzi. Nicelli: «Ad oggi non abbiamo i fondi per un restauro»
REGGIO EMILIA. Sono oltre mille e cento i richiedenti asilo attualmente ospitati in 22 Comuni reggiani su 42. Di questi più del 67% è accolto a Reggio Emilia. Ma ogni settimana ci sono nuovi sbarchi e l’ondata di arrivi non accenna a esaurirsi (solo quattro giorni fa ne sono stati accolti altri ventidue) con il rischio di mandare al collasso l'intero sistema dell'accoglienza provinciale, già al limite delle proprie capacità ricettive.
E, all’interno della polemica su dove e come ospitare i migranti, spesso si è parlato del seminario di viale Timavo di proprietà della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla. Vuoto in buona parte a causa del calo delle vocazioni. Quindi perché non ospitare i profughi in quella struttura? Semplicemente perché, in buona parte, è inagibile. A dichiararlo è la stessa Chiesa reggiana, che vuole mettere un punto su questa discussione e chiarire quanto e in che modo si adoperi per l’accoglienza.
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«Il complesso del seminario è inagibile e quindi inutilizzabile per tre quarti della sua superficie – chiarisce monsignor Alberto Nicelli, vicario generale della diocesi di Reggio Emilia-Guastalla – solo un quarto è stato ristrutturato per ospitare, con piena occupazione degli spazi, il seminario diocesano e l'Istituto teologico interdiocesano. Allo stato dei fatti la diocesi non ha le risorse per un intervento di restauro sulla parte inagibile».
Questo non vuol dire però che le strutture ecclesiastiche locali siano indifferenti al problema. Infatti pur non partecipando ai bandi prefettizi per l'accoglienza la loro azione si dirama soprattutto come supporto delle istituzioni e del mondo associazionistico. «Si ritiene corretto – prosegue il vicario generale – che per queste operazioni si mobilitino le realtà del terzo settore, perché possono mettere in campo risorse umane e competenze per un'accoglienza che punti realmente all'integrazione sociale e alla dignità della persona. Per tale motivo le strutture disponibili e agibili di proprietà delle parrocchie e della diocesi sono destinate in modo gratuito a quanti non sono in grado di pagare un affitto, non avendo fonti di sostentamento. Queste persone sono accolte gratuitamente per carità cristiana e accompagnate ad affrontare con dignità le difficoltà momentanee aiutandole a risolverle».
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Per favorire invece l'integrazione dei richiedenti asilo nel territorio particolarmente rilevante è stato in questi anni l’operato della Caritas, l'organismo pastorale della Conferenza episcopale italiana per la promozione della carità.
«Attraverso la Caritas – conclude Nicelli – la diocesi ha scelto di accogliere quei profughi che, terminato il percorso prefettizio, non sanno più dove andare. Per queste persone è attivo il progetto “Rifugiato a casa mia”, che ha coinvolto nell'accoglienza una parrocchia e quattro famiglie rispondendo a tutte le richieste pervenute. La nostra Chiesa diocesana accoglie inoltre cinque famiglie di profughi siriani fatti uscire dal Libano sostenendo totalmente il relativo costo grazie alla generosità delle unità pastorali coinvolte e dei fedeli. La piena disponibilità a prodigarsi in fasi di arrivi massicci e non programmati, garantendo accoglienze temporanee e immediate di profughi, è da sempre garantita dalla nostra Diocesi alla Prefettura. Tanto che già nel 2011 e nel 2014 la Caritas diocesana ha risposto alla prefettura allestendo strutture d'emergenza per accogliere i profughi».
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