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CoRe e solidarietà, al dottor Merli la targa di “Reggiano dell’anno”

di Leonardo Grilli
CoRe e solidarietà, al dottor Merli la targa di “Reggiano dell’anno”

Il direttore della Struttura complessa di ematologia del Santa Maria Nuova è stato premiato dal direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani e dalla redazione

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REGGIO EMILIA. «La cosa più bella è quando i parenti di chi non ce l’ha fatta ti dimostrano il loro affetto. È la prova che abbiamo lavorato bene e che ce l’abbiamo messa tutta». Così ci ha raccontato Francesco Merli, direttore della Struttura complessa di ematologia del Santa Maria Nuova, prima di ricevere dal direttore della Gazzetta di Reggio Stefano Scansani e dalla redazione il premio de “Il Reggiano dell'Anno”.

Dimostrando, così, di meritarselo davvero. E non solo per essere stato tra coloro che hanno avuto l’intuizione del CoRe, l’ospedale del futuro. Ma soprattutto per l’attaccamento verso la sua città e i suoi pazienti.

«Sono reggiano e sto a Reggio da sempre – ci spiega – lavoro al Santa Maria Nuova dal 1988 e questo per me è motivo di grande orgoglio. Certo ho fatto esperienze negli Usa e in Africa ma non sono mai voluto andare via definitivamente. Contribuire alla mia comunità è una cosa meravigliosa. E questo lo riflettiamo nella cura che abbiamo verso i nostri pazienti. Il CoRe è il risultato di tutti questi ragionamenti».

Ecco dunque perché abbiamo deciso di “elevare” il dottor Merli come miglior reggiano del 2016. Un premio deciso dalla Gazzetta in occasione della Giareda di quest’anno. Un’iniziativa estemporanea del nostro giornale decisa da tutti i giornalisti della nostra redazione e che ha premiato anche il medico ematologo Paolo Avanzini a cui è stata consegnata, durante la sagra, una targa a nome e per conto della città e del suo territorio. Targa che Merli ha potuto ricevere però solo ieri.

«Lo ammetto, ero in vacanza in Sardegna – dichiara con la sua consueta ironia – anche noi abbiamo bisogno di riposo ogni tanto. È un premio che non merito ma che ricevo con piacere. Il CoRe è stato un successo enorme di noi medici ma soprattutto di tutta la comunità, di Reggio Emilia, delle associazioni, del Grade. Un esempio di eccellenza e senza dubbio una delle strutture migliori in Italia. Una realizzazione che mi ha arricchito anche umanamente e che grazie agli eventi di raccolta fondi organizzati dal Grade mi ha messo a confronto con pazienti e cittadini. È stato come avere un altro lavoro, molto impegnativo e stancante ma estremamente gratificante».

Anche ora che il CoRe esiste, però, non si smette di pensare al futuro: «Adesso l’obiettivo è migliorare le sale di attesa e incrementare il numero di operazioni di trapianto del midollo, grazie alle nuove stanze singole potremo farlo».

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