«Fusione: comitati, niente complottismi»
Il sindaco Paolo Cervi replica a Rinascita Campeginese conti alla mano. «Tutti alle urne»
CAMPEGINE. «Rinascita Campeginese lancia accuse senza alcun fondamento e perfino offensive». Fusione tra i Comuni di Sant’Ilario, Campegine e Gattatico: il sindaco di Campegine Paolo Cervi interviene nel dibattito, sempre più acceso a mano a mano che si avvicina alla data delle urne, il 16 ottobre. È accaduto che il comitato per il no, a proposito delle tre associazioni nate per promuovere il sì alle urne (Camminiamo Insieme, Unione Civica e Comune Nuovo), abbia definito questi gruppi “fotocopia” come mossi solo dallo scopo di sostituirsi alle attuali amministrazioni. «Trovo assurdo che la riduzione degli incarichi amministrativi possa essere letta come un “poltronificio” in atto. I numeri dicono che con la fusione i costi della politica si abbatteranno: dire che il fine è accaparrarsi le poltrone è una posizione da complottismo dilagante. Occorre rimanere nel merito dei contenuti».
Entrando nel merito: ci ricorda i numeri?
«Chiunque può verificare che i costi della politica caleranno drasticamente. Meno due sindaci, meno 8 assessori e meno 19 consiglieri comunali significa un risparmio di 115mila euro annui. I risparmi complessivi sulla gestione derivanti dal Comune unico sono stimati in circa 350mila euro annui (tra economie di scala sugli acquisti, appalti unici ecc..). Le analisi della Corte dei Conti hanno dimostrato che si riduce la spesa media del 4,8%, il che si tradurrebbe per il Comune unico in un taglio di un milione di euro all’anno».
Sindaco si aspettava un tale proliferare di comitati?
«Comitati del no erano prevedibili e previsti. Nel fatto che si siano formati una pluralità di comitati non ci vedo nulla di strano: ben venga la partecipazione. Con la consapevolezza che occorre attenersi ad argomentazioni vere e corrette. Alcune di queste le ho sentite».
Ad esempio quali?
«Ad esempio che nel Comune unico si deciderà in tre e non più da soli: capisco chi teme che questo possa minare l’indipendenza di un territorio, anche se a me pare invece un salto di qualità rispetto a chi oggi è costretto a subire decisioni di enti con maggior peso peso politico».
Cosa avrebbe voluto fare di più durante la campagna referendaria?
«Il lavoro svolto è durata due anni; certo, speravamo di avere più tempo dopo il rientro dalle ferie. L’esito lo scopriremo il 16 ottobre. Io non ho la verità in tasca, ma sono sempre più convinto della bontà della sfida: spero che i cittadini abbiano compreso le opportunità e il senso dell’operazione. L’ultima parola spetta sempre alla popolazione: mi auguro che tutti si rechino alle urne, qualunque sia l’esito. É il sale della democrazia». (am.p.)
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