Garda, ex capi Coopsette alla sbarra
Entra nel vivo il processo per presunti abusi edilizi a Tremosine
REGGIO EMILIA. Dopo il lungo rinvio scattato nella seconda udienza di giugno, oggi riprende in tribunale a Brescia il processo legato ai presunti abusi edilizi sulla ricostruzione del borgo di Campione del Garda a Tremosine, nel bresciano. Alla sbarra ci sono diciannove persone tra ex amministratori locali, imprenditori edili e manager. Il processo è la conseguenza della maxi inchiesta avviata dopo il sequestro dei cantieri nell’estate del 2013, messi in cantiere nel 2007 dalla Coopsette di Castelnovo Sotto (ora in liquidazione coatta) e per un investimento di 200 milioni di euro. Il progetto prevedeva 350 nuovi alloggi, un porto da 170 posti e strutture ricettive. Poi l’inchiesta – che si aggiunge a quella sull’Alta velocità di Firenze – e infine il fragoroso crac della coop.
La vicenda giudiziaria del Garda vede coinvolti gli ex sindaci Diego Ardigò e Francesco Briarava, oltre agli ex presidenti reggiani di Coopsette e della controllata Campione del Garda Fabrizio Davoli e Fabrizio Vezzani. C’è anche l’architetto Mauro Salvadori che ha redatto il piano urbanistico, Rubens Burani e Donato Fontanesi rappresentanti di Coopsette e dodici consiglieri comunali. A questo si aggiunge il fatto che il Centro Velico federale e il Comune di Tremosine si sono costituite parti civili. Intanto, diversi cantieri sulla zona restano sotto sequestro. Inoltre, nel novembre del 2014, la situazione si era aggravata dopo che era caduta una frana che aveva riversato sul nuovo parcheggio interrato 15 mila metri cubi di materiale.
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