L'instabilità è nel Dna dei Cinquestelle
È davvero un ircocervo il Movimento 5 Stelle oggi nuovamente al centro dell'attenzione generale. Un animale politico assolutamente peculiare nell'ambito dell'offerta partitica non solo nazionale, i cui comportamenti non di rado “incomprensibili” e spesso inusitati si spiegherebbero proficuamente in chiave politologica proprio sulla base delle caratteristiche uniche della sua forma-partito.
Molto interessanti, al riguardo, si sono infatti rivelate le recenti “interviste incrociate” (per così dire) dei due nuovi dioscuri grillini (Alessandro Di Battista e l'indebolito Luigi Di Maio, dopo la coppia fondativa di Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo), svoltesi quasi in contemporanea a Otto e mezzo su La7 e Politics di Rai3. Degne di interesse, non da ultimo, perché nella versione insolitamente strategica e politicistica apparsa davanti alle telecamere, il “movimentista” e barricadero “Dibba” ha fatto ricorso a un linguaggio “da Prima Repubblica”, a partire dall'evocazione – anch'essa molto inusuale – di un possibile «governo di scopo» sostenuto dal M5S (e prontamente smentita, di lì a poche decine di minuti, dall'«amico» Di Maio).
Le contraddizioni nelle affermazioni dei leader-non leader del partito-non partito troverebbero una spiegazione, oltre che nella scarsa esperienza politica (elemento che rivendicano orgogliosamente) e in una certa generale impreparazione, anche e soprattutto, appunto, nell’inedita forma-partito da loro guidata. Che si traduce di fatto in un “informe partito”, il quale si fa forza del rifiuto di qualunque logica di istituzionalizzazione esterna e interna, e si fonda su un modello organizzativo mai definito, così come non lo è l'organigramma dei gruppi dirigenti.
Al fondo si ritrova una motivazione realmente strutturale: il paradigma fluido e orizzontalizzato del web è infatti quello in cui affondano dichiaratamente le radici, anche organizzative, della formazione politica partorita dal talento visionario (e pratico) di Casaleggio, che ha quale punto di partenza (e riferimento essenziale) la sua agenzia di pubbliche relazioni e marketing digitale (che sta al M5S esattamente come Publitalia stava alla nascente Forza Italia di Silvio Berlusconi). Una scommessa ampiamente vinta sul piano del consenso elettorale, ma che non produce (come evidente) cultura politica, sostituita dalla centralità della dimensione della comunicazione.
Così come non genera stabilità organizzativa, né consente la formalizzazione di una catena decisionale interna trasparente (e l'opacità che i grillini rimproverano agli avversari se la ritrovano in questo modo, e significativamente, in casa propria). Quello che la vicenda romana fa supporre, quindi, è che tra i motivi di caos vi sia anche una guerra intestina per bande e cordate. Ma le “correnti” sono vietate nel partito dell'uno vale (apparentemente...) uno e della “volontà generale” di russoviana e casaleggiana memoria e, pertanto, non è dato sapere di che tipo sia il dibattito interno, e gli osservatori devono ricorrere agli incerti strumenti della “grillologia”, una disciplina comparabile, nello spirito di decrittazione di un universo politico pieno di arcani e segreti, alla sovietologia (con la villa del comico-imprenditore politico a Marina di Bibbona che fa le veci del Cremlino).
La forma gassosa è, dunque, l'essenza profonda (e voluta) del Movimento 5 Stelle. Condizione strutturale che ne fa, persino al di là delle migliori intenzioni e della buona fede che anima molti elettori e una parte del suo gruppo dirigente, un fattore di instabilità permanente e sistemica. Una questione che, senza gridare al lupo o alla “violazione” della sovranità nazionale, ricorreva qualche giorno or sono anche nelle affermazioni dell'ambasciatore americano John Phillips a proposito del referendum costituzionale.
Il tema della stabilità sistemica costituisce, difatti, un problema oggettivo e molto serio, e che andrebbe risolto in via preventiva, di questo nostro Paese. Ma, e si tratta di una mera constatazione, il M5S faticherebbe, anche se volesse, a dare delle risposte positive in materia, dal momento che la sua genesi e la sua ragion d'essere poggiano proprio su modelli (volutamente) instabili, come dimostrano anche molte loro prove di governo locale. A meno di scegliere la strada dell'istituzionalizzazione, finendo però così per rinnegare la loro “natura”...
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