«Le intercettazioni? Ci vuole un esperto di dialetto cutrese»
REGGIO EMILIA. La mole di intercettazioni – centomila agli atti – comincia a pesare sui tempi del maxi processo e ieri, per dare un’accelerata ai tempi, la Corte presieduta da Francesco Caruso ha...
REGGIO EMILIA. La mole di intercettazioni – centomila agli atti – comincia a pesare sui tempi del maxi processo e ieri, per dare un’accelerata ai tempi, la Corte presieduta da Francesco Caruso ha nominato altri tre periti (così ora al lavoro saranno sei esperti in traduzioni delle captazioni). E dalle “gabbie” si alza anche una recriminazione dei detenuti relativamente all’interpretazione dei discorsi intercettati: «Ci vuole un interprete che conosca il dialetto cutrese, non quello genericamente calabrese!». Sempre in tema di rimostranze, ha preso la parola anche l’avvocato difensore Noris Bucchi che come presidente provinciale delle Camere Penali lamenta – rivolto ai tre giudici – la ripetuta lesione del diritto di difesa. Il legale si riferisce ai testimoni che vengono sentiti: «Il problema è nei testi già citati e che non si presentano. Se vengono sentiti nell’udienza successiva va bene, purchè le difese vengano avvertite e si possano preparare. Vogliamo noi difensori essere informati sui testimoni citati fuori dalla lista d’udienza. Il diritto di difesa deve essere tutelato, sacrificando i tempi del processo». Il presidente Francesco Caruso parla di fraintendimento, si scusa, garantendo poi informazioni puntuali ai difensori. Sul versante-testimoni ieri si è anche appreso che il “fantasma” delle ultime udienze – cioè il 35enne Giovanni Pierucci, ritenuto dalla Dda vittima di un’estorsione compiuta ai suoi danni dal 43enne Alfredo Amato – è ora “riapparso” a Todi (dove vive): sarà sentito domani in udienza, ma la Corte ha disposto che sia accompagnato dai carabinieri. Non si sa mai...
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