Gazzetta di Reggio

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No dei lavoratori Arag al contratto nazionale

di Adriano Arati
No dei lavoratori Arag al contratto nazionale

Dallo stabilimento di Rubiera il voto segna la rottura con il sì della Cgil Sono tra i primi a votare nel settore. Le Rsu: «Vedremo cosa faranno gli altri»

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RUBIERA. No al contratto nazionale, no alle indicazioni del sindacato. È un rifiuto che rimbomba sonoro, e arriva lontano, quello pronunciato martedì scorso dai cento operai dell’Arag di Rubiera, una delle principali aziende internazionali per la produzione di accessori per macchine agricole.

Durante due assemblee, i dipendenti dell’Arag hanno espresso parere contrario alla piattaforma del contratto nazionale gomma-plastica Confapi, con 77 voti negativi su 100 votanti. La peculiarità rispetto ad altre vertenze simili è che anche il sindacato – in questo caso la Cgil, a cui fanno riferimento tutti gli eletti nella Rsu interna – era a favore della firma del contratto nazionale Confapi. La Rsu interna e i dipendenti si sono però detti contrari dal principio, da quando il testo è stato proposto a fine luglio, e martedì il voto ha confermato la posizione: la Cgil prevede per statuto che queste accettazioni debbano passare dal voto dei lavoratori.

La situazione è davvero particolare, perché l’Arag è un’azienda simbolo in una delle zone principali a livello nazionale, per questo comparto produttivo. E un voto contrario, con pure la Cgil schierata a favore, è indubbiamente un momento di rottura e di “rumore”. Tanto che martedì, per tentare un’ultima trattativa, all’assemblea hanno preso parte la dirigente nazionale Filctem Cgil Sonia Pauloni, assieme al segretario provinciale Filctem Vittorio Venezia e al funzionario di zona Daniele Belli.

Tutto inutile, la Rsu ha mantenuto diritta la barra ottenendo una vasta maggioranza contraria. È un gesto prima di tutto simbolico, per esprimere contrarietà al contratto nei suoi dettagli e «dire no a questo modo di fare trattative, che in quindici anni ci ha portato sempre più giù. Oltretutto senza molto tempo per discutere dei dettagli», sottolinea il delegato Rsu dell’Arag Flavio Novara. «Il nostro è un grido per dire no, le tutele sono sempre meno soprattutto per i nuovi assunti. Come ci è stato detto, questo è comunque un contratto migliore rispetto a quello di altre categorie. Non lo discutiamo, ma questo non cambia le cose, né gli elementi negativi che contiene».

Il “grido” ha valore simbolico perché proviene dall’Arag, dove però si è consapevoli che alla fine il contratto potrebbe comunque passare. Il contratto nazionale deve essere votato dagli operai di tutte le aziende italiane del settore, e se viene approvato dalla maggioranza diventerà comunque operativo. «Noi siamo stati fra i primi a votare, vedremo nelle zone importanti del settore come andrà. Penso alle nostre aree, a Brescia, al Milanese. Magari qualcuno ascolterà il nostro grido, e comunque un segnale volevamo mandarlo e bello forte. Anche al sindacato, anche alla Cgil, perché alcuni approcci devono cambiare», spiega il rappresentate dei lavoratori dell’Arag, che ieri pomeriggio hanno anche aderito – con un’ora di sciopero – alla manifestazione seguita alla morte di un facchino 50enne a Piacenza durante un picchetto la scorsa settimana.

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