Tanti al confronto sul referendum con “Lergh ai Szoven”
QUATTRO CASTELLA. Ha suscitato interesse e partecipazione il dibattito organizzato a Montecavolo dai ragazzi del bollettino parrocchiale “Lergh ai Szoven”, nella chiesa della Annunciazione sul tema...
QUATTRO CASTELLA. Ha suscitato interesse e partecipazione il dibattito organizzato a Montecavolo dai ragazzi del bollettino parrocchiale “Lergh ai Szoven”, nella chiesa della Annunciazione sul tema della riforma costituzionale.
Al dibattito, moderato da Stefano Iotti, hanno partecipato don Giuseppe Dossetti che ha ricordato lo zio Giuseppe, politico e sacerdote, a 20 anni dalla sua scomparsa, e i docenti dell’università di Bologna Gianfranco Pasquino per le ragioni del no e Salvatore Vassallo per il sì.
Il primo a prendere la parola è stato don Giuseppe Dossetti che ha ricordato alcuni episodi della vita dello zio Giuseppe in qualità di partigiano, di membro attivo dell’assemblea costituente, di vice-segretario della Dc guidata da Alcide De Gasperi e come sacerdote che ha partecipato ai lavori del Concilio Vaticano secondo. In particolare don Dossetti ha voluto citare il messaggio che lo zio ha lasciato alle giovani generazioni: avere passione per lo studio della Bibbia, dei libri di storia e di avere tanto coraggio nell’affrontare la vita.
La serata, è entrata nel vivo del tema con gli interventi di Salvatore Vassallo e Gianfranco Pasquino. «Se vince il sì – ha spiegato Vassallo – verrà ridotto in modo drastico il numero dei membri del Senato. Oggi il nostro Parlamento è composto da ben 945 membri tra camera dei deputati e senatori: troppi. Il Senato – ha proseguito il professore – acquista solo una funzione consultiva mentre ad oggi è in pratica un doppione della camera dei deputati. I senatori verranno scelti dai presidenti delle Regioni tra i sindaci e i consiglieri regionali dei territori di appartenenza. Con la riforma viene snellito l’iter della approvazione delle leggi».
«Se vince il no – ha replicato Gianfranco Pasquino – la riforma non diventa legge dello Stato, cioè la Costituzione non viene modificata e sarebbe un bene per l’Italia perché questa riforma è priva di una visione di largo respiro, è dettata da esigenze episodiche e contingenti ed è pasticciata. Inoltre – ha proseguito – non è vero che consentirebbe al Parlamento di lavorare meglio, perché l’attuale sistema bicamerale offre la possibilità al Senato di correggere gli eventuali errori legislativi della Camera, cioè ha un potere di controllo sulla approvazone delle leggi che con la riforma non avrebbe più ragione di essere». (g.o.)
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