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Eternit Bis, due famigliari vogliono giustizia

di Tiziano Soresinae Adriano Arati
Eternit Bis, due famigliari vogliono giustizia

Rubiera: sono il marito e la figlia di un’artigiana stroncata dal mesotelioma. Viveva vicino all’ex Icar

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RUBIERA. A fine ottobre riprenderà a Torino il nuovo processo Eternit Bis per le vittime da intossicazioni da amianto: in udienza preliminare alla sbarra, accusato di omicidio volontario plurimo aggravato, l’imprenditore svizzero 68enne Stephan Ernest Schmidheiny.

Il Comune di Rubiera – che ha un triste e lungo elenco di vittime fra i dipendenti dello stabilimento ex Icar – alla riapertura del procedimento si costituirà parte civile, come anticipato a fine luglio dal sindaco Emanuele Cavallaro. Mentre lo sono già costituiti parte civile – tramite l’avvocatessa Federica Riccò – nel processo bis i familiari (marito e figlia) di un’artigiana che viveva e lavorava vicino allo stabilimento rubierese “incriminato” ed è morta nel 2014 – a 76 anni – di mesotelioma pleurico.

«Per la signora è stato fatale l’aver respirato nel tempo le polveri d’amianto che provenivano dall’azienda – spiega l’avvocatessa Riccò – e la famiglia vuole che sia fatta giustizia. Il rinvio alla Corte Costituzionale aveva scoraggiato i miei assistiti, ma la situazione ora sul piano giudiziario si è sbloccata e finalmente il processo riparte». In vista della prossima udienza e “ritenuto che, per il numero di destinatari, la notificazione delle persone offese non costituite parte civile sia da ritenersi difficile”, il tribunale di Torino ha disposto dei pubblici annunzi pubblicati su Internet (anche sul sito della Regione Emilia Romagna), inoltre l’atto nè a disposizione in alcuni Comuni fra cui naturalmente Rubiera.

La Corte Costituzionale ha dato il via libera al processo, in pratica, dopo alcune obiezioni di merito presentate nel 2015 dal tribunale di Torino. Il tema era la possibilità di giudicare o meno Stephan Schmidheiny, visto che nel 2014 il primo processo ai suoi danni con l'accusa di disastro ambientale doloso si era concluso con la prescrizione dei termini decisa dalla Cassazione.

La magistratura torinese è tornata all'attacco istruendo un nuovo fascicolo per omicidio volontario plurimo aggravato, reato per cui non esiste la prescrizione. La Corte Costituzionale ha dovuto stabilire se in questo caso fosse valido il principio "ne bis in idem", che impedisce di mandare a giudizio due volte una persona per la medesima vicenda. La Consulta ha deciso per il via libera, giudicando legittimo il procedimento, partito a Torino, sede competente per Casale Monferrato: la cittadina piemontese era la sede del principale stabilimento italiano di Eternit, e ha pagato il conto con centinaia di persone malate. Ma anche Rubiera è stata pesantemente piegata dall’amianto.

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