Garda, al processo due periti in aula contro Coopsette
Ieri l’udienza a Brescia dopo l’inchiesta sul grande villaggio che ipotizza abusi edilizi nel cantiere da 200 milioni di euro
REGGIO EMILIA. È ripreso ieri mattina dopo le prime due sedute primaverili, il dibattimento in aula del maxi-processo per i presunti abusi edilizi compiuti nella ricostruzione del borgo di Campione del Garda, cantiere affidato alla Coopsette di Castelnovo Sotto. Un guaio giudiziario che ha appesantito la situazione della coop rossa, affondata quest’anno sotto il peso dei debiti. A fronte di un attivo patrimoniale di 773 milioni di euro c’è una massa debitoria 818 milioni di euro, con un patrimonio netto negativo di 76 milioni di euro che hanno portato alla messa in liquidazione coatta. L’udienza di ieri ha visto protagonisti i periti dell’accusa che hanno illustrato in aula, anche con l’ausilio di immagini, gli addebiti del procedimento. In esame c’è l’ormai noto intervento di urbanizzazione che avrebbe dovuto portare alla completa ricostruzione del borgo in riva al Garda e che, secondo gli inquirenti, sarebbe avanzato trascurando totalmente una lunga serie di vincoli ambientali e paesaggistici previsti nella zona dell’Alto Garda. Sotto accusa il mega-cantiere avviato nel 2007 dalla Coopsette con un investimento previsto di circa 200 milioni di euro che nelle intenzioni avrebbe dovuto riqualificare completamente il borgo con 350 nuovi alloggi, un porto da 170 posti barca e strutture ricettive di pregio.
La vertenza coinvolge gli ex sindaci Diego Ardigò e Francesco Briarava, gli ex presidenti della società costruttrice Coopsette Fabrizio Davoli e della società compartecipata (ora fallita) Campione del Garda Fabrizio Vezzani, nonché l’architetto Mauro Salvadori, redattore del piano urbanistico. A giudizio anche Rubens Burani e Donato Fontanesi, il primo procuratore speciale mentre il secondo è lo storico presidente che aveva preceduto Davoli in Coopsette. A questi si aggiungono un serie di consiglieri comunali. Nella prima udienza del processo, il 3 marzo è stata ammessa come parte civile oltre a Univela e al Comune di Tremosine (in questo caso nella duplice veste di imputato e parte civile), anche una famiglia di residenti. Non è andata allo stesso modo il 7 giugno scorso, nella seconda udienza, quando il nuovo collegio presieduto dalla presidente Maria Chiara Minazzato (ha preso il posto del precedente presidente Vittorio Masia) non ha ammesso come parte civile tre banche finanziatrici dei lavori.
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