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Nuovi produttori alla finestra a rischio i margini del Lambrusco

Nuovi produttori alla finestra a rischio i margini del Lambrusco

Il mercato reggiano ha prese di beneficio sull’Ancelotta, utilizzata anche per i tagli nobili I bassi costi della vendemmia stanno attirando investitori che potrebbero intaccare i margini

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REGGIO EMILIA. La caratteristica che rende unica la viticoltura della nostra provincia rispetto a quella di altri territori, di quello Modenese in particolare, sta nella forte differenziazione varietale delle uve. A Reggio in effetti la produzione di vino si fonda su due tipologie di prodotti che seguono due mercati distinti, se vogliamo talvolta paralleli e sinergici, ma completamente differenti. L’Ancellotta è un uva da colore che permette la produzione del nostro famoso “Rossissimo” che da sempre è un prodotto molto ricercato come vino da correzione delle caratteristiche cromatiche di altri vini, magari anche importanti. Oltretutto negli ultimi anni per l’Ancellotta si è aperto un nuovo mercato, ricco di prospettive ed ancora in evoluzione, per la produzione di mosti da destinare ad usi alimentari alternativi non specificamente legati al mondo del vino. A Reggio il 45% della superficie coltivata a vigneto produce questa tipologia di uva che solo nel nostro territorio riesce ad esprimersi a questi livelli qualitativi che rendono il nostro prodotto unico ed inimitabile come dimostra il fatto che anche nei territori limitrofi non si riscontra una analoga diffusione. A livello di mercato lo scorso anno l’Ancellotta, grazie anche ad un consorzio (il consorzio dell’Ancellotta) nel quale esiste un dialogo ed un confronto fra i detentori della materia prima, ha mantenuto una quotazione interessante di poco inferiore a quella del 2014. E’ per questo motivo che le cantine reggiane chiuderanno i bilanci della vendemmia 2015 con valori medi di remunerazione delle uve leggermente superiori a quelli delle cantine modenesi che al contrario lavorano solo Lambruschi. In effetti il prezzo di liquidazione dell’Ancellotta vendemmiata nel 2015 sarà superiore del 35-40% rispetto a quello dei Lambruschi che nella scorsa campagna hanno accusato un forte calo delle quotazioni. Ribasso dei prezzi difficile da spiegare per un prodotto noto, apprezzato e richiesto dal mercato ma che i produttori non hanno avuto la forza di farsi pagare per quello che effettivamente vale spaventati forse da una strategia d’acquisto della materia prima ben pianificata. Una speculazione al ribasso decisamente negativa e penalizzante sia per i produttori che per gli imbottigliatori che, sono essi stessi ad ammetterlo, rischia di favorire l’ingresso sul mercato del Lambrusco di attori nuovi che genererebbero una concorrenza inopportuna soprattutto perché improvvisata. Questo perché se il Lambrusco continuasse a costare poco, stiamo parlando della metà del giusto, non richiedendo investimenti importanti come in passato, e visto l’interesse per questo vino, in tanti commercianti ci si potrebbero buttare. Ne andrebbe probabilmente anche a scapito anche dell’immagine del nostro prodotto e questo sarebbe ancor più grave che una momentanea scarsa redditività per i viticoltori. E’ per questo che non è il caso di disperare circa possibili riprese di mercato di questo prodotto non tanto per la produzione di quest’anno, che per i Lambruschi non sarà poi così abbondante come la si poteva inizialmente prevedere, ma soprattutto per nuove e più mature strategie di mercato che dovranno necessariamente essere messe in campo da tutti gli attori della filiera al fine di salvaguardare il futuro del nostro vino. Magari mutuando anche il dialogo ed il confronto fra detentori del prodotto come accade nel consorzio dell’Ancellotta. (c.co.)

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