Reggio città turistica, sindaco faccia un'acrobazia
L'editoriale del direttore Stefano Scansani sulla situazione del turismo a Reggio Emilia. Con un invito al sindaco e assessore alla cultura Luca Vecchi.
REGGIO EMILIA. “Un turista a Reggio che viene a fare?”. La domanda, catturata al volo per le scale della stazione Mediopadana, la giro al sindaco. Così com’è. Secca e diretta. Luca Vecchi è anche assessore alla cultura, e comunque il centralizzatore delle politiche e iniziative di promozione della città. Ecco, sindaco, un turista a Reggio che viene a fare?
Non sgrani l’elenco dei musei, dei palazzi, delle strade, delle chiese, perché sa perfettamente che il patrimonio artistico, architettonico o collezionistico se non ha spinta propulsiva fa le ragnatele, non aumenta il traffico turistico, oppure si propone a un turismo vecchio, trapassato. La spinta propulsiva la spiega per bene la signora che con me scende le scale della stazione Mediopadana. Si capisce che è una donna che viaggia, legge, vede, confronta. Dice che è un peccato mortale per chi amministra Reggio non sfruttare l’opportunità dall’Alta Velocità.
Intuisco a che cosa si riferisce, la signora. Con una stazione del genere il viaggiatore che sbarca da noi s’aspetta altrettanta architettura di opportunità, proposte, creatività. Con una stazione del genere l’amministrazione dovrebbe catturare-intercettare turisti, con lo slogan della velocità-facilità di arrivare a Reggio. Cioè Reggio facile, Reggio a 300 all’ora, Reggio in un baleno.
Vede, sindaco, proprio in quest’ultima immagine - il baleno (lampo, bagliore improvviso) - affloscia e spegne invece l’attrattività di Reggio. Basta un dato: il turista si ferma a Reggio per 1,95 giorni, un quasi niente. Non perché ci sia poco d’ammirare, ma perché si fa nulla per prolungare il soggiorno in una terra florida che va dal Po alla montagna, dove si mangia bene, ci sono ville e castelli, istituzioni museali, tradizioni intatte.
Manca la tessitura e l’invenzione che spettano all’amministrazione. E qui sta il peccato mortale, prolungato. Torno all’architettura della Mediopadana che non può essere finalizzata solo ad accogliere e smistare i passeggeri, passanti quanto i treni. Stavolta evito il problema dei parcheggi insufficienti, che è il risultato dell’assenza di una visione-pianificazione di quanto la stazione sarebbe cresciuta e crescerà. Mi preme immaginare che cosa crede di fare il turista che decide di venire a Reggio, col treno.
Signor sindaco, questa fortuna del trasporto su ferro non l’hanno tutte le città d’attrazione. Alcune sono irraggiungibili, altre bisogna cercarle, altre ancora sono un obiettivo fuori mano, fuori asse, e dunque davvero desiderate. Reggio no, è centrale e baricentrica. Eppure, chi la cerca?
Prevengo la sua reazione: Reggio non ha lo stesso patrimonio di altre città e di conseguenza è meno frequentata... Rispondo che le opportunità vanno costruite, e da noi ciò non succede.
Non è possibile che la stazione Mediopadana (che da sola vale un tour dedicato all’architettura contemporanea) sia destinata a essere un parallelepipedo ondulato per la routine dei pendolari. Contenitore estetico. Non è possibile che i 2.600 passeggeri giornalieri che vanno e vengono sui 44 treni che qui transitano e fermano non possano creare la varietà dei turisti.
Non è possibile che - a conti fatti - il quasi milione di utenti della Mediopadana in un’annata sia popolato solo di cravatte, valigette ventiquattrore, auto parcheggiate come capita là fuori nella Pampa di Mancasale, funzionari, dirigenti, imprenditori. Temo che, per certi versi, la Mediopadana rappresenti un’occasione persa, quindi un “non luogo” per il turismo.
Credo che se lei costituisse un gruppo (strettissimo e praticissimo) di lavoro per appunto inventare una formula per Reggio turistica, fornirebbe finalmente una risposta alla ricerca di un segno identitario della città. Senza politici e politica, per favore.
Un gruppo di professionisti, artisti, creativi, grafici, organizzatori trasversali. Nel senso che alla domanda del turismo contemporaneo non bastano i musei (forza, apriteli anche il pomeriggio), le chiese (coraggio, mettete i cartellini ai dipinti), le strade dei vini e dei sapori (ovvie e generiche).
Reggio merita proposte internazionali che vanno dal paesaggio all’arte, dalla produzione del formaggio all’imbottigliamento del Lambrusco, dai castelli fino alla preparazione della pasta sfoglia passando dalle cupole e dalla sua romanità in 3D. Pacchetti di più giorni, passando dall’Alta Velocità della Mediopadana alla Felice Pacatezza del buon vivere. Sindaco, faccia questa acrobazia.
Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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