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Viali, l’anello verde non convince i ciclisti

Viali, l’anello verde non convince i ciclisti

Fantini, presidente Tuttinbici-Fiab, sul progetto di Bedogni: «Soluzioni così non hanno mai risolto il vero problema»

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REGGIO EMILIA. «Non credo che per risolvere il problema del traffico sui viali esistano soluzioni “ingegneristiche”. L’unica soluzione possibile è ridurre il numero delle auto». Così Gianfranco Fantini, presidente dell’associazione reggiana di cicloecologisti Tuttinbici-Fiab, commenta la suggestione lanciata dall’architetto, Paolo Bedogni, che ha ideato un progetto di rigenerazione urbana della circonvallazione basata su un sistema integrato di soluzioni: due corsie per le auto, una per senso di marcia, con la limitazione della velocità a trenta chilometri orari.

Sempre per ogni senso di marcia, altre due corsie da riservare ai mezzi pubblici. Il tutto condito da percorsi pedonali e ciclabili.

Un progetto per trasformare la circonvallazione in una sorta di futuro anello verde, con l’obiettivo di ridurre il traffico congestionato che da anni snerva gli automobilisti reggiani. Sin dai tempi del sistema di entrate e uscite “a quadranti” della giunta Spaggiari, a fine anni ’90. O dalla chiusura sperimentale di un tratto dell’onda rossa messa in pratica nel 2004 dall’allora assessore, Alberto Santel, poi naufragata per le proteste.

Ma, come già i precedenti tentativi, anche il progetto di Bedogni non convince del tutto il presidente dell’associazione di ciclisti, per il quale la soluzione da mettere in campo è una sola. E categorica: «Disincentivare il più possibile il transito delle auto».

Secondo Fantini, nel corso degli anni sono già state provate numerose soluzioni per far fronte al problema. Ma nessuna ha raggiunto risultati apprezzabili o definitivi. «Ricordo che, quando è stata realizzata la tangenziale, si diceva che il traffico dei viali sarebbe stato spostato lì. Ma ancora oggi, se bisogna andare da Santo Stefano a San Pietro, la gente continua a prendere i viali, mica prende la tangenziale – afferma Fantini – Ricordo anche quando in passato si voleva abolire l’onda rossa per dedicare la corsia solo all’autobus». Per il presidente di Tuttinbici, si tratta di «interventi che portano qualche piccolo miglioramento, ma il punto è che bisogna far calare il numero delle macchine. Il 50% delle auto che transita in circonvallazione percorre meno di cinque chilometri. Non vedo perché non si possa prendere un mezzo pubblico o la bicicletta». La circonvallazione, d’altronde, è anche già dotata di un percorso ciclabile che costeggia tutto l’anello. E per Fantini il ricorso alle biciclette, con la conseguente riduzione delle auto, rappresenta anche l’unico modo per combattere l’inquinamento atmosferico.

Soprattutto in viale Timavo, dove la centralina dell’Arpa continua periodicamente a registrare sforamenti. «Per quanto riguarda l’inquinamento – conclude – qualche anno fa abbiamo fatto una prova proprio in circonvallazione, dimostrando che ci sono più polveri sottili dentro le auto che in strada. Avevamo montato dei rilevatori su una bicicletta e su due auto che giravano contemporaneamente sui viali. Il risultato è stato che dentro le auto si era registrata una concentrazione maggiore di polveri rispetto alla bici».(e.spa.)

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