Violenza contro le donne, un no a suon di striscioni
Quattro domande svettano come pugni nello stomaco in piazza del Monte L’associazione: «Così vogliamo sollecitare reazioni, interrogativi, riflessioni»
REGGIO EMILIA. «Cosa stai facendo alla mia mamma?». «Possiamo parlare e basta?». «Fermati! Sei proprio sicuro che ti ha detto sì?». «Perché la mia libertà ti fa paura?».
Queste domande veleggiano a mezz’aria su maxi striscioni appesi in piazza del Monte: una serie di domande ideali poste ai passanti, che hanno l’obiettivo di promuovere una riflessione sulla violenza maschile contro le donne. Con questa campagna di comunicazione pubblica “ingombrante” – che vuole essere anche interattiva, poiché alle domande si potrà rispondere su Facebook o via mail – l’associazione Nondasola, che da sempre si batte contro la violenza di genere, ha scelto di sottolineare la ricorrenza dei quattro lustri di instancabile attività.
Negli ultimi mesi numerosi sono stati i fatti di cronaca atroci, dolorosi, tragici che hanno visto le donne vittime.
«Come associazione che opera da vent’anni per il contrasto della violenza maschile, abbiamo pensato ad una comunicazione pubblica, ingombrante, per le vie della città - si legge in una nota di Nondasola -. Abbiamo formulato domande più e più volte ascoltate dalle donne accolte alla Casa delle Donne, domande alle quali non vogliamo dare risposte ma sollecitare altre domande, altre interrogazioni per condividere come la violenza neghi alle donne e ai loro figli un’esistenza dignitosa. Domande che vogliono portare a galla la sotterranea e malsana trama che tiene insieme violenza sulle donne e legittimazione sociale dell'asimmetria tra i generi».
Da anni, nel corso delle iniziative organizzate in città, Nondasola continua a rivolgere a ragazzi e ragazze la stessa domanda: «Cosa c’entro io con la violenza sulle donne?». «Un interrogativo – spiegano le responsabili dell’associazione - che rimanda ad un’assunzione di responsabilità individuale e collettiva e che dovrebbe far riflettere in particolar modo le giovani generazioni sul comportamento quotidiano con l’altro sesso. Matteo di 16 anni ci ha risposto: “Ho sempre abitato qui, mi farebbe piacere sapere invece che la violenza sulle donne non ci abita ma credo dipenda da noi uomini e donne della città”». «Nella passeggiata o negli spostamenti frettolosi per le vie del centro storico, la lettura di queste domande pensiamo possa fermare l’attenzione – conclude l’associazione - e forse invitare ad interrogarsi sull’esistenza di una violenza maschile diffusa, troppo sottovalutata e taciuta, di cui gli uomini portano la responsabilità».
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