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Aemilia, tornano liberi Vecchi e la convivente

Aemilia, tornano liberi Vecchi e la convivente

Il Riesame cancella gli arresti domiciliari per il patron della Save e la Patricelli Entrambi sono stati condannati a 4 anni e 10 mesi, impugneranno la sentenza

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REGGIO EMILIA. La maxi operazione antimafia Aemilia continua ad essere un intreccio infinito di provvedimenti giudiziari. Ora sono tornati in libertà l’imprenditore reggiano 61enne Giovanni Vecchi e la compagna coetanea nonché socia d’affari Patrizia Patricelli.

Il Riesame di Bologna ha accolto la richiesta dell’avvocato difensore Vainer Burani, ritenendo cessato il pericolo di reiterazione del reato e non essendoci, quindi, più esigenze cautelari sono stati cancellati gli arresti domiciliari.

Quindi, da questo momento in libertà, i due conviventi attenderanno l’evolversi processuale della loro posizione: in udienza preliminare a Bologna – giudicati con rito abbreviato – sono stati entrambi condannati nell’aprile scorso a 4 anni e 10 mesi di reclusione. Una condanna ora “congelata”, perché la sentenza verrà impugnata dalla difesa una volta che se ne conosceranno le motivazioni.

Era l'alba del 16 luglio 2015 quando era scattato il blitz dei carabinieri. Alle 4.30 i militari avevano sorpreso l'imprenditore nella sua abitazione. E per lui erano scattate le manette, assieme alla compagna Patrizia Patricelli (subito finita ai domiciliari). Due arresti che avevano fatto scalpore, perchè l'inchiesta che li coinvolge è la prosecuzione di Aemilia, l'operazione della Dda di Bologna che indica come prestanome del clan dei Grande Aracri, per i collegamenti con Michele Bolognino e Alfonso Diletto, proprio Giovanni Vecchi. In un vortice che coinvolge la compagna, ma anche il figlio dell'imprenditore e il fratello di lei. Vecchi rimarrà in carcere per 45 giorni. Nelle carte dell'inchiesta si parla di società fittiziamente intestate a terzi, nelle quali venivano sistematicamente conferite ingenti somme di denaro di derivazione illecita. Un sistema articolato, motivato dall'esigenza di tenere l'autorità giudiziaria lontana dai veri "titolari" degli stessi beni: gli affiliati al clan.

Vecchi e la Patricelli sono finiti nei guai per i rapporti con Alfonso Diletto, ritenuto uno dei promotori della cosca emiliana. «Hanno costituito una società insieme a Malta – ha sempre replicato il difensore Burani – di cui però Vecchi ha sempre mantenuto il controllo, tanto da modificarne lo statuto per avere la maggioranza qualificata, e che era finalizzata a rilanciare la Save. In realtà anche questa società non è mai partita e nessuno ci ha mai messo un centesimo».

Poi sono alcune intercettazioni ambientali, dove il boss Nicolino Grande Aracri fa riferimento al fatto che la Save di Montecchio è del clan ed è amministrata di fatto da Alfonso Diletto.(t.s.)

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