Gazzetta di Reggio

Reggio

«Campagna pro sì, sindaci astenetevi»

di Ambra Prati
«Campagna pro sì, sindaci astenetevi»

Protesta dei comitati per il no: «Le regole sono un optional». La Prefettura: legittimo esternare, purché a titolo personale

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SANT’ILARIO. «Come al solito le regole sono un optional... Non c’era l’obbligo del silenzio per gli amministratori 40 giorni prima del referendum pro fusione?». L’osservazione è di Franco Bassi, ex fondatore del circolo Fuori Orario nonché promotore del comitato per il no Tutelare Gattatico, contrario all’unificazione tra Sant’Ilario, Campegine e Gattatico.

La polemica sulle esternazioni pro sì dei primi cittadini tiene banco su Facebook, da quando, qualche giorno fa, i sindaci Marcello Moretti (Sant’Ilario) e Gianni Maiola (Gattatico) avevano lanciato un appello a recarsi alle urne il 16 ottobre, prospettando una pioggia di milioni nel caso di vittoria del sì. «É incredibile che i sindaci facciano campagna elettorale per il sì al referendum, presenterò un esposto al Corecom e alla Guardia di Finanza» aveva subito tuonato Gabriele Delmonte, consigliere regionale Lega Nord, tra i relatori della commissione regionale e apertamente per il no. Concetto ribadito da Franco Bassi, che ha ricevuto molti like: «I sindaci, in qualità di sindaci, debbono astenersi dal fare propaganda. O mi si vuol dire che la foto con i due sindaci e le dichiarazioni fatte dai due è la foto casuale di Maiola e Moretti che casualmente hanno rilasciato una dichiarazione ai giornali insieme, come qualsiasi altro cittadino? Ma per piacere». La normativa pre-elettorale è in realtà chiara ed è stata illustrata il 13 settembre scorso, durante una riunione in Prefettura alla quale hanno partecipato sia gli amministratori sia i comitati, come spiega Giorgio Orrù, viceprefetto con delega sulle fusioni ed ex commissario del Ventasso. «L’ho spiegato molte volte: finché il sindaco fa propaganda a titolo personale, non in veste di amministratore ma in veste di promotore, esprimersi per il sì è legittimo. Il limite è che è vietato usare strumenti, mezzi o risorse pubbliche, ad esempio giornalino comunale, bacheche o spazi comunali, fasce o stemmi, ecc…». Il Comune, prosegue Orrù, è autorizzato a fornire solo informazioni di base sugli aspetti tecnici del voto (come, dove e quando), non propagandistici, come in qualsiasi tornata elettorale. Facciamo presente che, però, anche se parla a titolo personale, il sindaco viene riconosciuto da tutti come tale e la sua posizione ha quindi maggior “peso”. «I sindaci sono promotori del referendum e la loro posizione è nota – replica Orrù – l’unico spartiacque è che si esprimano come privati cittadini».

Un confine sottile, come sottolinea Germano Artioli, portavoce del comitato per il no Rinascita Campeginese: «Il discrimine che pone la Prefettura sulla base della circolare regionale è di per sé ambiguo e solo formale. La mia opinione è che osservare il silenzio stampa pre-voto dovrebbe essere un imperativo morale: i sindaci dovrebbero astenersi. O avrebbero dovuto intervenire prima».

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