Ceramica: affari d’oro per i reggiani
Investimenti e utili al top con l’export: le aziende rimaste (66 presenti alla fiera di settore) protagoniste di un nuovo boom
REGGIO EMILIA. Le prime 5 aziende ceramiche per fatturato con sede a Reggio Emilia hanno messo insieme un bottino di utili nel 2015 di quasi 60 milioni di euro. GranitiFiandre, Casalgrande Padana, Gruppo Gresmalt, Ceramiche Refin e Rondine, infatti, sono a capo di un distretto, quello delle ceramiche che corre nella fascia pedemontana tra le province di Modena e Reggio Emilia, protagonista di un nuovo boom trainato dalle vendite all’estero.
Chi è sopravvissuto alla crisi mondiale del mattone - parliamo di circa 600 imprese ceramiche in Italia, di cui 150 che producono piastrelle con ricavi per 5,2 miliardi secondo la recente ricerca pubblicata dal Cerved - sa di poter contare su fondamentali solidi e su un mercato che combatte la concorrenza cinese a suon di innovazione, qualità dei manufatti e ingegnerizzazione della produzione. Ecco perché 66 aziende ceramiche con sede nel Reggiano tornano a testa alta quest’anno per la 34esima edizione di Cersaie, il salone internazionale della ceramica per l’architettura e dell’arredobagno, che ha aperto ieri le sue porte nel quartiere fieristico di Bologna per accogliere diverse decine di eventi, migliaia di ospiti, operatori professionali, giornalisti e consumatori da tutto il mondo, fino a venerdì 30 settembre.
Cersaie resta le vetrina prediletta del settore: i reggiani e i sassolesi giocano in casa, a pochi chilometri dalle sede delle loro aziende e degli stabilimenti-laboratorio rimasti in Italia. Il resto della produzione a minor margine è stata delocalizzata negli anni all’estero, con utili che tornano quasi sempre verso le sedi e facendo così la fortuna di un nutrito gruppo di imprenditori, che hanno ormai a disposizione patrimoni plurimilionari arricchiti da margini sui fatturati alti.
Ecco perché Cersaie calamita l’attenzione di tanti, politici compresi, chiamati a intervenire su temi centrali, come l’alto costo dell’energia, che divora parte dei margini di aziende “energivore”, che producono e tagliano principalmente piastrelle con macchinari mossi dall’elettricità. L’altro grande costo è la logistica, trattandosi di materiali pesanti e che devono essere spostati spesso per migliaia di chilometri per passare dalla fabbrica ai mercati internazionali di sbocco.
I numeri di Cersaie parlano da soli: i sei settori espositivi registrano, su una superficie di 156.000 metri quadri, la partecipazione di 852 espositori, provenienti da 43 nazioni differenti (in crescita), che spaziano dall'Argentina al Giappone, dal Regno Unito agli Emirati Arabi Uniti, da tutti i paesi europei agli Stati Uniti per arrivare fino al Vietnam. Ed è proprio la componente estera che pone Cersaie ai vertici mondiali: le aziende straniere sono ben 335 (in aumento), quasi un terzo del numero complessivo. Comparto più rappresentato sono le piastrelle di ceramica con 491 imprese (di cui 237 dall’estero), seguito dall'arredobagno, che annovera con 194 presenze, a conferma di come Cersaie sia - per il comparto dell'arredobagno - in Italia la fiera più numerosa fiera e con una posizione di vertice in Europa. Il distretto di Sassuolo e Reggio è ben rappresentato essendo uno dei principali poli produttivi mondiali per la produzione di piastrelle in ceramica: realizza infatti l’80% della produzione nazionale. In particolare, come raccontano dal distretto stesso, qui si colloca il cuore dell’industria italiana meccano-ceramica, leader mondiale del comparto; sono poi presenti importanti attività legate alla progettazione, al design e decorazione delle piastrelle, con la produzione di smalti e colori, al packaging del prodotto ed alla logistica distributiva. Il modello produttivo del distretto è caratterizzato, inoltre, da complesse reti di relazioni che si instaurano tra le imprese e tra queste e il loro ambiente. La filiera dà lavoro a una vasta galassia di imprese satellite.
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