Le ultime parole del padre al figlio travolto dal trattore: "Attento Alex, stai fermo lì"
Gli aveva detto di restare fuori dalla stalla. Il giorno dopo la tragedia, dolore e silenzio nell’azienda agricola di Roncolo
QUATTRO CASTELLA. Il giorno dopo la tragedia, è l’ora del silenzio. E delle lacrime. Nell’azienda di via Martiri di Marzabotto, è un via vai continuo di amici e parenti. Ma non c’è voglia di dire niente. Non c’è bisogno di dire niente. Non ce n’è la forza. È con gli abbracci e le carezze che si prova a portare un po’ di conforto al dolore di mamma Fulvia e di papà Silvio, ai nonni, agli zii per la morte così inaspettata e ancora indecifrabile del piccolo Alex Ceccardi.
La sequenza dell’incidente di domenica viene ripetuta come una litania. Come a voler cercare dentro ogni parola una risposta in più, una ragione per quello che è successo. Senza ancora la forza di arrendersi a una realtà orfana di un bel bambino che avrebbe compiuto 8 anni tra pochi giorni, e che era dolce e gentile, l’ombra innamoratissima di papà Silvio.
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«Stai fermo lì». Sono le ultime parole che il genitore ha rivolto al figlioletto domenica. «Stai fermo lì» ha detto il papà al bambino, per chiedergli di attendere un attimo fuori dalla stalla le ultime manovre con il trattore all’interno del capannone dove il genitore era impegnato a spostare alcune rotoballe di fieno, per il bestiame nelle stalle.
Ma Alex forse era impaziente di fare quello che si erano accordati di fare dopo: portare da mangiare all’asinello a cui tanto era affezionato che, all’interno dell’azienda agricola di Roncolo, si trova un po’ più lontano dalla stalla. O forse non ha resistito alla tentazione di sbirciare quel papà a cui tanto era affezionato e che tanto ammirava nei lavori nei campi e con gli animali che si è infilato nella stalla per osservarlo, mentre Silvio Ceccardi impegnato in una manovra in retromarcia non lo poteva vedere. E non poteva impedire al trattore che guidava di travolgere il figlioletto. Glielo dicono tutti ora, che non poteva evitare quella tragica fatalità.
Ieri mattina, sotto un sole ancora caldo e di fronte a una campagna ondulata bellissima come sa esserlo nei primi colori dell’autunno, il silenzio era fortissimo. All’ombra del gazebo circondati dagli amici e dai parenti mamma e papà sono stati a lungo stretti l’uno all’altra. In silenzio. Assorti. Aggrappati. Davanti a loro la gabbietta aperta dove una chioccia indaffarata non smetteva di becchettare e i pulcini già grandi a scorrazzare in giro. Forse, alcuni dei tanti piccoli amici di Alex, che come i genitori amava gli animali, e amava circondarsene.
Nella casa di campagna di Roncolo tutto parla di lui. E tutto sembra attendere di vederlo arrivare e mettersi all’opera come ogni giorni assieme alla sorellina di 3 anni: i giochi del giardino, le casette di plastica colorate a cui il vento fa vibrare le porticine, i trattorini che hanno immaginato grandiosi lavori nei campi, come quelli veri che Alex vedeva fare a papà Silvio.
Ma Alex non tornerà. E ancora nessuno è riuscito a spiegare alla sorellina cosa vuol dire perdere un fratello. Per il momento, l’amore degli adulti la protegge da una notizia che alla sua età sarebbe difficile anche solo comprendere per il suo significato essenziale.
Tra qualche giorno, forse, con l’aiuto di qualcuno proveranno. Adesso, è troppo presto. Adesso, anche per i grandi è troppo difficile fare i conti con la morte di un bambino di 7 anni.
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