Strage, chiesto il processo per Mango
Il gestore del furgone-rosticceria sarà in aula fra un mese. Archiviate le posizioni di chi costruì il mezzo e del benzinaio
GUASTALLA. Una richiesta di rinvio a giudizio e due archiviazioni.
Si è incanalata così, sul piano giudiziario, l’inchiesta del pn Stefania Pigozzi sulla strage al mercato del 9 marzo 2013 in cui morirono bruciate vive nel furgone-rosticceria la 27enne Rossana Mango, la madre 49enne Teresa Montagna e la zia 43enne Bianca Maria Montagna. Decisioni delicate, specie quella che riguarda il 58enne Francesco Mango unico sopravvissuto della famiglia che gestiva il furgone-rosticceria divorato dalle fiamme quel maledetto giorno: per lui è stato chiesto il rinvio a giudizio e fra un mese dovrà affrontare l’udienza preliminare – in tribunale a Reggio – davanti al gup Angela Baraldi. È accusato di omicidio colposo plurimo, incendio colposo e lesioni gravi (nei confronti di nove feriti che l'hanno denunciato).
Il pm Pigozzi gli contesta di aver utilizzato per la cottura quattro bombole di gpl mentre l’allestimento originario ne prevedeva tre di bombole, per poi entrare in una serie di errori riguardanti la manutenzione e la sostituzione delle parti usurate, con il risultato di modificare l’impianto progettato ed installato dalla ditta Bbm Bolpagni di Brescia. E per il magistrato inquirente l’incendio sarebbe stato causato da un improprio collegamento dell’impianto del furgone-rosticceria con una bombola a gpl che avrebbe causato la rottura di un condotto e conseguente fuga di gas, divenuta una nube che, incendiandosi, rese il mezzo una trappola mortale per le tre donne.
A tre anni e mezzo dalla strage – tre morti, 19 feriti più o meno gravi – sui convincimenti del pm Pigozzi hanno senz'altro pesato gli esiti della perizia poi illustrata in tribunale nel settembre 2015 (tecnicamente in un "incidente probatorio") dall'ingegner Luca Marmo del Politecnico di Torino.Sulla perizia il consulente tecnico Danilo Coppe (che assiste Mango) si è già espresso da tempo: «Mango è stato additato – aveva spiegato il consulente – fin dalla prima ora come unico responsabile della tragedia in cui ha perso tutto, figlia, moglie, lavoro, salute e rapporti parentali. Molto di quanto detto in aula contrasta con quanto scritto in perizia. Il denominatore comune di tutte le affermazioni a carico di Mango sono frasi come: "è possibile" o "è più probabile". Non c'è nulla di scientificamente dimostrato». Parallelamente il pm Pigozzi ha chiesto l’archiviazione per gli altri due indagati, cioè Marco Reverberi (gestore del distributore di carburanti in cui si riforniva abitualmente lo stesso Mango) e Giampietro Bolpagni (titolare della ditta di Brescia che allestì il mezzo andato a fuoco). Il gip Antonella Pini Bentivoglio ha accolto la richiesta della procura, archiviando queste due posizioni. «Esprimo soddisfazione – commenta l’avvocato Noris Bucchi che tutela Bolpagni – perché il pm Pigozzi ha correttamente interpretato quanto emerso dalla perizia, rilevando che non c’è nessun profilo di responsabilità a carico del mio assistito».
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