Turismo, gli albergatori: «Nominate un assessore»
La presidente di Federalberghi: «Manca da 20 anni, Reggio mai valorizzata»
REGGIO EMILIA. «Serve un assessore al Turismo. Che io ricordi non c’è mai stato un assessore che si è dedicato solo al turismo». Non ha dubbi Francesca Lombardini dell’Hotel Mercure Astoria, presidente di Federalberghi, nell’indicare il punto di partenza per un cambio di rotta nel turismo reggiano. Un tema sollevato domenica dalla Gazzetta, sul quale ieri è intervenuto il sindaco, Luca Vecchi, chiamato direttamente in causa per rispondere ad una semplice domanda: cosa viene a fare un turista a Reggio Emilia? Un patrimonio in cerca di valorizzazione, grazie anche alle opportunità della stazione Mediopadana. Ma che si scontra con una realtà riassumibile in poche considerazioni: mancanza di pacchetti turistici, mancanza di un gruppo di lavoro, scarsa valorizzazione delle opportunità della stazione Av e poca cura nella valorizzazione dei monumenti.
Da parte sua, il sindaco ha ammesso che l’Emilia non ha mai avuto una vocazione turistica, al contrario della Romagna. E che Reggio non è mai stata turistica in senso stretto, pur potendo contare su eccellenze e innovazioni che, in una prospettiva di Area Vasta, contribuiranno all’attrattività del nostro territorio, ripensato su un nuovo modello di sviluppo. Un dibattito nel quale ora interviene anche la presidente di Federalberghi: «È vero – afferma – il nostro territorio ha avuto a lungo valenza industriale e artigianale. La nostra clientela è stata per anni “business”: veniva a Reggio per lavoro. Credo che ora si debba cominciare ad attrarre un turismo “leisure”, turistico in senso stretto».
Lombardini, Reggio è un territorio turistico? E, soprattutto, finora è stato valorizzato in maniera adeguata?
«Io penso che il nostro territorio non sia stato mai valorizzato. Anzi, credo non ci sia stata assolutamente una sua valorizzazione, anche perché è sempre stato a valenza industriale o artigianale. Ma ora bisogna cominciare ad attrarre persone che vengono qui da noi per restare, tra arte e cultura. Il turismo “business” in questi anni di crisi ha avuto un calo. La maggior parte dei nostri hotel nei week-end è vuota. Ciò che manca è proprio un turismo che non viene qui per lavoro, ma viene per la città».
Ma cosa verrebbe a fare un turista a Reggio? Lei se lo è mai chiesto? Musei e chiese spesso chiusi, dipinti nelle chiese senza indicazioni, offerte un po’ generiche...
«Che manchino cartelli e indicazioni è verissimo. Se pensiamo che nella biblioteca Panizzi abbiamo un’opera di LeWitt al quale è stata messa una targhetta solo dopo tante richieste...».
Quindi secondo lei c’è qualcosa da vedere...
«Penso a Fabro, Morris, ad Aterballetto, alla collezione Maramotti, che comunque ha una sua autonoma forma di promozione. Volendo, mettiamoci dentro anche lo stesso Calatrava: dopo Valencia, con la stazione e i ponti siamo la città che ha più opere firmate da lui. Bisogna valorizzare Reggio come città contemporanea».
Perché non lo avete fatto voi, in qualità di albergatori?
«Personalmente, io posso andare ovunque. E lo faccio. Ma credo che il peso di un’istituzione sia differente rispetto a quello di un’associazione di categoria».
Sono le istituzioni, quindi, a dover mettersi in moto?
«Negli ultimi 20 anni, non si è mai puntato sul turismo. E, tranne in un caso in Provincia, non c’è mai stato un assessore solo per il Turismo. Il turismo è sempre stata una delega tra le altre, affiancata ad esempio alle attività produttive. Ma non c’è mai stato niente di specifico. Mai un gruppo di lavoro, da cui potrebbe trovare giovamento tutta la provincia. Il turismo genera ricchezza, da Boretto a Castelnovo Monti».
Mancano i pacchetti?
«Noi ne facciamo con il Club prodotto Reggio Tricolore. Certo anche questi potrebbero essere valorizzati meglio».
Altrimenti si rischia che i turisti siano sempre e solo di passaggio, magari diretti a Modena, Parma, Mantova...
«Noi non siamo più poveri di loro. Abbiamo una città bella e piacevole. Non avremo il duomo di Modena o di Parma, ma offriamo valide alternative di arte contemporanea. E poi ci sono i percorsi eno-gastronomici, dalle acetaie alle cantine al Parmigiano-Reggiano. Mi è capitato di parlare con persone che non sapevano neanche che esistesse anche un aceto tradizionale di Reggio. Su questo aspetto, sarebbe bello valorizzare il prodotto insieme al consorzio».
Che sia il caso di puntare a festival e grandi eventi?
«I grandi eventi vanno benissimo, ma durano solo un giorno. Serve invece più continuità. Quanto ai festival, abbiamo Fotografia Europea».
Non crede sia un po’ in sordina rispetto al Festival Filosofia di Modena o a quello della Letteratura di Mantova?
«Mantova e Modena hanno una risonanza nazionale che Fotografia Europea forse fa fatica ad avere. Ma dal punto di vista turistico, i primi giorni di Festival, con gli eventi organizzati dal Comune, portano tantissime persone in città».
E poi basta? Che sia il caso di cambiare rotta?
«Cambiare rotta no. Forse puntarci di più, facendo diventare Reggio un riferimento nazionale per la fotografia tutto l’anno. Ma se uno volesse puntare sul turismo, ci sarebbe un intero territorio da valorizzare. Penso a Canossa, alle corti della Bassa. Parma, ad esempio, ha creato un circuito delle rocche e dei castelli. Qui da noi, invece, non sappiamo nemmeno tenere aperta Canossa».
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