Bolondi: «Ci siamo chiariti, caso risolto»
Canossa: prima le telefonate a Roma, poi l’incontro a Bologna. «Ho trovato la massima disponilità»
CANOSSA. «Il castello? Ci siamo chiariti, abbiamo contattato il Ministero a Roma, spiegato le nostre ragioni e già lunedì sera il problema era risolto». Ha sbollito la rabbia, il sindaco Luca Bolondi, che lunedì scorso, appena appreso dagli organi di stampa che da Bologna era arrivato l’ordine di chiudere il monumento per presunti rischi per l’incolumità delle persone – di fatto, per un cantiere che si trova da tutt’altra parte rispetto all’ingresso del gioiello sul quale Canossa punta tutto il suo futuro turistico – si era alterato non poco. Il primo cittadino è subito corso ai ripari, attaccandosi al telefono e contattando le alte sfere romane, per spiegare che c’era stato un equivoco: il cantiere in corso sul sentiero Matilde, nel versante Nord-Ovest della rupe, era sì “di somma urgenza” (altrimenti non sarebbero giustificabili i 190mila euro messi a disposizione d’emblée dalla Regione), ma il sentiero è chiuso al pubblico da anni, in seguito alla caduta di un grosso masso, e i visitatori non vi potrebbero accedere in nessun caso. Insomma «gli interventi in corso sulla parete non mettono in pregiudizio l’ingresso al castello», ha sottolineato il sindaco. Dall’altro capo della cornetta, funzionari caduti dalle nuvole, ma disposti a rimediare, hanno afferrato l’incomprensione generata e hanno assicurato, già nella serata di lunedì, che sarebbe arrivato un immediato contrordine, tale da assicurare l’attività del castello.
Ieri mattina, poi, il sindaco Bolondi è andato a Bologna, al Polo museale dell’Emilia Romagna, sede distaccata del Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo, dove ha avuto un «incontro chiarificatore» con il direttore, Mario Scalini.
«Il dottor Scalini è stato molto cordiale – spiega Bolondi –. Risolto l’equivoco, il direttore ha ascoltato le problematiche legate al rilancio del sito turistico, che sono numerose, e ha dimostrato la massima disponibilità». Marcia indietro, dunque, e pace fatta con le istituzioni romane, questa volta costrette ad andare a Canossa e a fare ammenda dell’errore. Tuttavia l’episodio, di per sé residuale, dimostra come la distanza tra territorio e capitale politica sia ancora lungi dall’essere colmato; e come, nonostante la pioggia di soldi in arrivo (i tre milioni promessi dai due ministri Franceschini e Delrio), che dovrebbe finalmente far fare il salto di qualità al sito storico e turistico, c’è ancora tanta strada da fare. (am.p.)
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