Gazzetta di Reggio

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Cadavere affiora dal canale: è mistero

di Ambra Prati e Tiziano Soresina
Cadavere affiora dal canale: è mistero

Senza documenti e con un tatuaggio, si trovava in acqua da giorni. Potrebbe essere un 53enne scomparso da giorni

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REGGIO EMILIA. Un corpo senza vita, supino, in avanzato stato di decomposizione e perciò dal volto irriconoscibile, senza documenti ma con un tatuaggio particolare, è affiorato parzialmente in un piccolo canale di scolo del torrente Rodano. E’ giallo sul macabro rinvenimento effettuato ieri mattina in via Montagnani Marelli, dove il cadavere, compromesso dalla lunga permanenza in acqua, è stato rinvenuto da due ricercatori universitari. La Procura di Reggio, in base all’informativa dei carabinieri, ha aperto un fascicolo per omicidio, il che ha permesso al pm Maria Rita Pantani che coordina le indagini di richiedere l’autopsia, per capire le cause di morte in mezzo metro d’acqua. Un atto dovuto che al momento lascia aperte a 360 gradi diverse ipotesi: dalla morte violenta al malore, fino alla droga e a un paziente 53enne scomparso dal Sert dieci giorni fa.

IL RINVENIMENTO. La macabra scoperta è stata fatta ieri alle 10 da due studenti dell’Unimore, che si trovavano nei pressi del bosco urbano per eseguire una ricerca sugli insetti: notato che nel canale galleggiava qualcosa, i giovani si sono avvicinati e hanno subito lanciato l’allarme al 112.

Il luogo del rinvenimento, difficilmente raggiungibile, si trova dietro a FestaReggio ed è piuttosto isolato: da Villa Curta, appena passata la latteria, si imbocca il primo sentiero a sinistra dopo il ponticello di pietra. Un sentiero d’erba percorribile a piedi che costeggia il canale e che, dopo circa due chilometri in mezzo agli alberi, si ricongiunge al canale parallelo alla ferrovia. Il canale Fosso Aeroporto, come hanno accertato i tecnici del Consorzio di bonifica, pervenuti sul posto insieme ad uno spiegamento massiccio di forze dell’ordine: i carabinieri della stazione di Santa Croce, del nucleo operativo e radiomobile, del nucleo investigativo del comando provinciale di Reggio Emilia, una squadra dei vigili del fuoco insieme ad un’altra squadra saf (soccorso speleo alpino fluviale) e infine le onoranze funebri della Croce Verde.

IL RECUPERO. I carabinieri hanno perimetrato e sigillato il punto del rinvenimento, per non compromettere eventuali tracce di terzi, hanno atteso l’arrivo del medico legale da Modena, giunto alle 14.30. Solo a quell’ora gli esperti del saf hanno potuto procedere al recupero: non c’è stato bisogno di mute né di gommone, perché l’acqua alta 50 centimetri arrivava al ginocchio, ma ci sono voluti diversi uomini per sollevare con delicatezza il cadavere, riporlo nella sacca, nell’apposita barella e infine issarlo sulla carraia. Lì il medico legale ha eseguito una prima sommaria ricognizione su quello che rimaneva della salma: l’ispezione cadaverica non ha rivelato evidenti segni che possano ricondurre il decesso a morte violenta, ma solo l’autopsia potrà fornire elementi aggiuntivi; perciò il cadavere, affidato alla Croce Verde, è stato portato all’istituto di medicina legale di Modena, dove una analisi autoptica più approfondita sarà eseguita con tutta probabilità nella giornata odierna.

GLI INTERROGATIVI. Poiché la vittima non aveva addosso né documenti né portafoglio, sono pochi gli elementi certi: si tratta di un uomo bianco di mezza età, tatuato, in avanzato stato di decomposizione, deceduto da diversi giorni. Ma sono molti gli interrogativi senza risposta. Com’è arrivato fin lì? Ha incontrato qualcuno? C’è stato uno scontro fisico? A metà del sentiero che costeggia la ferrovia si trova un sottopasso pedonale, che collega l’ex San Lazzaro al bosco urbano. La pista principale è che si tratti di un 53enne seguito dal Sert, del quale i sanitari hanno denunciato la scomparsa dieci giorni fa; nome e cognome sono in possesso dei carabinieri, ma occorre trovare riscontri concreti per poter ricondurre quel corpo senza nome allo scomparso.

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