«È un luogo bellissimo ma poco sicuro»
Il promotore del bosco urbano: «Coppiette, nudisti e tende abusive. Da anni chiediamo più controlli»
REGGIO EMILIA. Un luogo bellissimo dalla natura intatta, ma pochissimo fruito dai reggiani a causa delle cattive frequentazioni e della brutta nomea». Sabino Caldelari, ex presidente di Un Punto Macrobiotico, è stato il principale promotore del bosco urbano, dove ieri è stato rinvenuto il cadavere.
Nato per delibera comunale nel 2006, ai tempi della giunta Delrio, come polmone verde con il nome di bosco macrobiotico, poi diventato bosco urbano, la vasta area tra Villa Curta e il campovolo (la zona confina con il bosco Berlinguer, che arriva quasi alla pista per l’avviamento al ciclismo dedicata a Chiarino Cimurri in fondo a via dell’Aeronautica) viene curata dai volontari Upm, che in virtù di quell’accordo con l’amministrazione ne curano la manutenzione e vi si recano spesso per tenere pulito.
Il problema è che, come spiega Caldelari, fin dal suo sorgere il bosco urbano ha presentato problemi per quanto riguarda la sicurezza. «Già ai tempi di Delrio avevamo chiesto dei passaggi delle forze dell’ordine: invano. Il bosco è pregevole e alla luce del sole qualche sparuto reggiano vi si reca a fare jogging, ma di notte incute timore», prosegue Caldelari. Mentre la richiesta di maggiore sorveglianza cadeva nel vuoto, negli ultimi anni i volontari UPM hanno visto di tutto. «All’inizio era frequentato da coppiette notturne, come dimostravano i resti che trovavamo al mattino – prosegue Caldelari – per qualche tempo, è stato un luogo di ritrovo estivo di nudisti. Lì dove termina il bosco urbano, c’è un pezzo di terreno occupato e coltivato abusivamente dai cinesi, anche se sinceramente non so che acqua utilizzino visto che i canali del Rondanello contengono acqua di scolo. Tre anni fa trovai perfino un’intera famigliola di africani, che vi avevano piantato una tenda».
Senza contare che circa a metà del percorso che costeggia la ferrovia, al limite del bosco urbano, c’è un sottopasso pedonale che collega la zona verde all’area ex Spallanzani. «Un passaggio che pochi conoscono, ma che è stato utilizzato in passato da tossicodipendenti in cura al Sert», conclude Caldelari.
Ora qualcosa dovrebbe cambiare: il bosco urbano è stato inserito nel progetto “Reggio Respira”, che prevede il sorgere di un parco illuminato con piazzola e giochi per bambini. «Il progetto dovrebbe concretizzarsi a breve; speriamo, perché quest’area naturale in piena città meriterebbe di essere riscoperta e frequentata dai reggiani». (am.p.)
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