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Turismo a Reggio Emilia: "U2 al Campovolo, così organizzai il concerto dei record"

Roberto A. Meglioli
Turismo a Reggio Emilia: "U2 al Campovolo, così organizzai il concerto dei record"

Nel settembre di vent'anni fa si metteva in moto la macchina organizzativa per lo storico evento dei record

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REGGIO EMILIA. Nel settembre del 1996 parlando come capita spesso tra amici, ci passò per la mente la realizzazione di un evento internazionale. Il mio amico Fran Tomasi cercava un luogo adatto per la tappa italiana del tour di U2 che sarebbe partito l’anno successivo.

Ci venne in mente che nella mia città un’area capace di ospitare un sacco di gente esisteva e la avevo vista piena un decennio prima per la manifestazione conclusiva della festa dell’Unità: il comizio di Enrico Berlinguer. Certo, un comizio non è un concerto, ma il luogo si prestava ad accogliere bene molte persone e molto di più: autobus, parcheggi, un eliporto, supporto ed entusiasmo, oltre all’elemento essenziale: la organizzazione rodata dei militanti capaci di far fronte a routine ed imprevisti. Perfetto.

Nacque così, ancor prima che band, autorità, partiti ed organizzazioni ne fossero a conoscenza, l’idea di portare U2 a Reggio Emilia nel 1997. Ottobre, novembre e dicembre passati a fare progetti, preparare bilanci, valutare opportunità e rischio. E a convincere il PDS che la opportunità sovrastava di gran lunga il rischio, l’occasione era più unica che rara, non si trattava di una scommessa ma di una valutazione ponderatissima su quel luogo. I costi assai elevati prevedevano che si sarebbe raggiunto il pareggio solo ospitando almeno 80.000 spettatori.

Una enormità per quel tempo in generale, e una enormità per la festa dell’Unità che fino ad allora aveva avuto il maggior evento nello spettacolo di Roberto Benigni del settembre 1995, con 25.000 spettatori solo perchè chiudemmo le vendite al mattino: l’area non garantiva capienza maggiore.

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Lo sforzo impiegato per convincere i vertici del PDS ad ospitare il concerto nella Festa dell’unità fu assai maggiore di quello necessario a convincere Bono, Edge, Adam e Larry a suonare a Reggio. A gennaio 1997 eravamo pronti: la decisione era presa “ragasz col lavor che al vol fat, dai c’andomm”, il concerto si sarebbe fatto, il PopMart tour prevedeva una sola data in Italia, Reggio Emilia il 20 settembre.

Non si poteva dire fino a quando gli U2 lo avessero annunciato, lasciandoci il brivido di un ripensamento o di un cambio di itinerario come capita spesso nel mondo del rock‘n’roll. Fran andò a New York per assistere alla conferenza stampa di presentazione del tour mondiale che si teneva il 12 febbraio in un supermercato. Trasmessa da MTV in diretta. Noi qui a guardare… finchè sullo schermo non comparve la scritta “September 20, Reggio Emilia, Italy”. Nessuno fiatava, parlava, nessuno sapeva, nessuno poteva dire.

Iniziammo la prenotazione dei biglietti il giorno dopo, fornimmo come numero per le informazioni quello di Milano perchè noi non saremmo riusciti a far fronte e per le informazioni il sito  www.medials.com,  il primo del settore in Italia. I biglietti per gli spettacoli allora si prenotavano presso negozi di dischi, radio, negozi di moda. Solo a Milano, Venezia, Firenze e Roma erano attivi punti che vendevano esclusivamente biglietti per eventi e spettacoli. E anche nel campo della biglietteria osammo e fummo innovatori: su medials.com preparammo una piattaforma per la prenotazione online dei biglietti e la consegna a domicilio. Ticketone ancora non esisteva,  e anche in quel caso fummo i primi a fornire un servizio all’avanguardia.

Il 25 aprile andai al debutto di PopMart nello stadio di Las Vegas, il palcoscenico era talmente grande che la sera prima atterrando si distingueva perfettamente illuminato dall’aereo. Circa 20 mila  persone alla prima del tour, a Reggio alla stessa data avevamo già venduto 70 mila biglietti. Da una parte eravamo felicissimi dall’altra iniziavamo a preoccuparci di quanta gente sarebbe potuta arrivare.

Cominciammo la progettazione dell’area che avrebbe ospitato palcoscenico, strutture, pubblico, servizi. Ai primi di giugno era evidente che il limite che ci eravamo dati di un massimo di 150 mila spettatori era raggiunto. Gli U2 annunciarono un’altra data a Roma, che non decollò. Ad agosto decidemmo di sospendere la vendita di biglietti per il campovolo con oltre un mese di anticipo sulla data del concerto.

Era la prima volta in Italia e nel mondo che si realizzava un evento simile. Nelle parole di Bono: “Prima mi hanno detto che sarebbe stato il piu grande concerto in Italia, poi mi hanno detto che sarebbe stato il più grande concerto in Europa, ora che questo è il piu grande concerto al mondo per una band. Meraviglioso”

Ora c’era da progettare e immaginare tutto alla reggiana: ovvero che non vi fossero imprevisti né sorprese. Non vi erano riferimenti omologhi. Quanti servizi occorrevano? E il da mangiare? E il da bere? E se qualcuno si sentiva poco bene? E chi veniva in moto? E chi veniva in treno? A che ora andavano aperti i cancelli per consentire un accesso fluido? E ancora di più un esodo ordinato.

Infine: come avrebbe reagito la città?  Preparammo ospedali da campo, pedane rialzate per consentire ai disabili di godere dello spettacolo, ristoranti interni ed esterni per soddisfare i partecipanti, una piccola area giochi per i bimbi e pure una nursery nel caso in cui qualcuno avesse deciso di venire al mondo in quel giorno. Stilammo un vademecum su tutto ciò che era disponibile e ciò che si poteva richiedere: istruzioni e guide ai servizi di ogni tipo.
La collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti era massima, la voce univoca.

Il 20 settembre i cancelli aprirono di buon mattino anziché alle 12 come previsto. Lo sciame umano finalmente poteva iniziare ad entrare nell’area del concerto. Ordinati e contenti, i ragazzi entravano cantando: né le forze dell’ordine né il personale della festa ebbero difficoltà. Verso le 12 venne deciso di chiudere il casello dell’autostrada. Impossibile uscire a Reggio Emilia. E gli U2? Avevano detto no al nostro invito di venire accompagnati sull’elicottero della Polizia dall’aeroporto di Bologna. Volevano venire in pullman.

Un bel problema. Anzi un gran pensiero, pure che nei giorni precedenti il comando della Polizia Stradale ci aveva assicurato il massimo di assistenza e fornito un programma di scorta che avrebbe dovuto consentire alla band di arrivare in tempo. Tutto procedeva secondo la scaletta, il tempo era buono, la gente contenta, nessun incidente. Verso le 16 il direttore finanziario del tour di U2, Bob Koch, chiede la verifica dei tagliandi venduti e le procedure per la PRS (la SIAE). Mentre siamo negli stand della direzione un rombo assordante ci fa sussultare.

Senza battere un ciglio e con flemma inglese Bob Koch dice “Oh don’t worry, should be them. It’s the band’s airplane”. Senza preavviso gli U2 avevano convinto il pilota del loro jet marcato PopMart a fare due passaggi a bassissima quota sul campovolo per salutare i fans. Farlo ora sarebbe impensabile. Credo che fu grazie a quel passaggio che decisero di non venire in bus.

Quaranta minuti dopo la band a bordo di un elicottero della Polizia atterra al campovolo, sale su un altro mezzo della Polizia che li accompagna sulla pista di rullaggio nell’area del backstage. Nessuno si accorge di nulla, è dal mattino che gli elicotteri si alzano e si abbassano nell’area degli hangars.

Prima di salire sul palco la band saluta Glauco Soncini, Lino Zanichelli ed Alfredo Medici, dirttore della festa, segretario del partito e tesoriere.

Si vestono con i costumi di scena. Quando Adam, Larry e the Edge fendono la folla per avvicinarsi al palco seguiti da Bono in accappatoio e guantoni da boxeur il gioco è fatto: la musica ha vinto, la gente urla, lo schermo si accende illuminando i 150.000 e MTV manda in diretta mondiale il primo pezzo, Mofo, con sullo schermo “Live from Reggio Emilia”.

Quel concerto resta un all-time record per tutto ciò che produsse oltre all’evento in sé. Per dire, quelli che ora sono gli MTV days nacquero a Reggio Emilia: proprio per accogliere e trattenere il pubblico chiedemmo ad MTV di allestire un palcoscenico all’esterno dell’arena capace di presentare la nuova musica italiana già dalla sera prima e fino ad ore dopo la fine del concerto. Accesso gratuito.

La spinta a collaborare e a fare comunità manifestata in quella occasione resta per me indimenticabile. Riguardando le mie magliette dei concerti noto che il simbolo del PopMart è un limone, che troneggiava anche sul palco a 30 metri di altezza e dal cui interno uscì la band. L’innovazione espressa allora vorrei ripeterla nel percorso che ci sta portando alla apertura di un nuovo spazio per lo spettacolo all’interno delle Fiere di Reggio. Polifunzionale, capace di ospitare performance per gran parte dell’anno e con tanto succo all’interno: il Lime Theater.

Se riusciamo a riprodurre quella coesione, quell’entusiasmo e quella voglia di fare - e fare tutti insieme - come venti anni fa, la comunità e i cittadini di Reggio ne godranno come allora e per molti anni a venire. Occorre visione, convinzione, progettazione e unità. Quanto al campovolo… quella visione è superata e potrebbe chiudersi con una grande festa nel settembre 2017. Ci stiamo lavorando. Vedremo.
 

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