Fotografia Europea 2017 punta su Effetto Internet
Reggio Emilia: come cambia la trasmissione della memoria nell’era digitale? È il filo rosso che collegherà mostre, eventi e installazioni dell’edizione numero 12
REGGIO EMILIA. Nel 2015 fu “Effetto terra”. Nel 2017 sarà “Effetto Internet”. Come cambiano le reti della conoscenza nell’era del web? Ma soprattutto, come cambiano la documentazione e la trasmissione della memoria nell’era digitale? Questo il filo rosso che andrà a tessere mostre, workshop, installazioni ed eventi della dodicesima edizione di Fotografia Europea. Un tema, quello scelto per l’edizione 2017, complesso ma soprattutto duttile e versatile. Concettuale sì, ma talmente sfaccettato da poter essere declinato nei modi più diversi dove “basso” e “alto” finiscono per confluire in una serie di riflessioni di cui la fotografia è insieme oggetto e strumento di interpretazione. Con il circuito Off chiamato sempre più direttamente in causa.
Era il 1936 quando il filosofo tedesco Walter Benjamin, nel suo saggio “L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica” sosteneva che tecniche quali il cinema, il fonografo o la fotografia invalidavano la concezione tradizionale di “autenticità” dell'opera d'arte. Infatti, tali nuove tecniche permettevano un tipo di fruizione nella quale, secondo Benjamin, perdeva di senso il distinguere tra fruizione dell'originale e fruizione di una copia.
Quasi un secolo dopo, siamo ancora qui a parlare di “riproducibilità”, dove la moltiplicazione all’infinito della memoria rischia di coincidere con il suo annullamento.
Quanti modi abbiamo oggi per raccogliere testimonianze, immortalare situazioni, perpetuare eventi? E quanti ne avevamo solo vent’anni fa? C’è stato un tempo, neppure troppo lontano, nel quale serviva una macchina fotografica per fermare la realtà. Lo stesso tempo in cui per scrivere un libro, un racconto, un ricordo, ci si affidava alla giurassica Olivetti: si scriveva, si conservavano le bozze che poi si riprendevano, si correggevano... nella peggiore delle ipotesi finivano nel cestino, sotto la scrivania. Quel tempo non c’è più.
Oggi chiunque e ovunque, con il più semplice degli smartphone può scattare in pochi minuti decine e decine di clic, postare immagini su Instagram piuttosto che su Facebook, sfornare selfie destinati a essere condivisi sui propri profili social. Quanto allo scrivere, le bozze si sono trasformate in file, facili da abbandonare e da dimenticare, spesso destinati a non lasciare traccia.
Che cosa ha preso il posto di quella cultura fosse pure paludata che si traduceva in archivi cartacei in grado di fornire cronologie tanto stantie quanto ordinate? Il fatto è che l’eccessiva mole di dati che abbiamo a disposizione rende sempre più difficile conservare, divulgare, tramandare la memoria. Storica e personale.
Una volta sfogliavamo l’album dei ricordi, foto un po’ così, che anche ingiallite continuano a parlarci. Oggi sfogliamo splendide fotogallery digitali alle quali non sarà dato il tempo di invecchiare.
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