Gazzetta di Reggio

Reggio

«I turisti ci sono ma alla sera dormono a Parma o a Modena»

di Luciano Salsi
«I turisti ci sono ma alla sera dormono a Parma o a Modena»

Mario Bernabei gestisce il centro “Andare a Canossa” «Visitano il castello ma a Reggio non si fermano neppure»

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REGGIO EMILIA. Dall’alto del castello di Canossa, uno dei luoghi reggiani battuti dalle comitive straniere, lo stato asfittico del turismo nel resto della provincia appare in tutta la sua desolante evidenza. Qui pochi se ne meravigliano. Furono i reggiani a demolire questo storico fortilizio come poi avrebbero devastato la reggia di Rivalta, nel 1796, abbattuto i portici della Trinità, a metà del Novecento, e fatto sparire tanti altri gioielli architettonici. Nondimeno proprio Canossa, ora, potrebbe essere il volano capace di muovere il flusso turistico anche verso la città e altre località reggiane.

Nonostante le frustrazioni continua a crederci Mario Bernabei, che ai piedi del castello gestisce il centro turistico “Andare a Canossa”, con una libreria fornita di duecento opere matildiche e medievali, una caffetteria e un'aula didattica con video in quattro lingue. «Attualmente - riferisce Bernabei - non c'è da rallegrarsi. Ogni anno vengono qui circa ventimila turisti, fra cui diecimila tedeschi, 500 australiani, nonchè cinesi, giapponesi e russi. Non visitano, però, il resto della provincia. Si fermano in albergo a Parma o a Modena. Il tipico turista tedesco, scendendo dal Brennero, fa tappa a Verona, Mantova e Parma, dove visita anche Fontanellato e Torrechiara, viene a Canossa e poi va a Modena, saltando Reggio».

Per dare impulso al turismo gli operatori del settore sperano nella Regione. «La vecchia legge 7 - spiega Roger Ganassi, direttore di Confesercenti - è stata sostituita dalla legge 4 del 2015, che punta non sulla promozione dei singoli prodotti ma sulla capacità di operare insieme nell'ambito dell'area vasta». Reggio, quindi, dovrebbe divenire capace di inserirsi nei circuiti che ora toccano le province vicine. Finora, purtroppo, non ha saputo neppure attuare sinergie nell'ambito del suo territorio. «Ero coordinatore - dice Bernabei - del Circuito dei castelli matildici e delle corti reggiane della società Matilde. I castelli avrebbero dovuto lavorare insieme. Invece i comuni che ne sono proprietari si sono defilati per campanilismo, a partire da Quattro Castella e Correggio. Invece a Parma e Piacenza, dove i castelli sono per l'ottanta per cento privati, la collaborazione ha funzionato». A suo parere Reggio appare ancora più isolata: «Il direttore della Gazzetta di Reggio - insiste Bernabei - ha fatto benissimo a sollevare il dibattito sul problema del turismo. Tuttavia nel suo intervento il sindaco Luca Vecchi non ha neppure citato Canossa. All'uscita del casello reggiano dell'autostrada si vede l'indicazione per il lago di Garda, non per Canossa. La segnaletica è importante. Solo l'apertura del casello Terre di Canossa ci ha portato, grazie alla sua denominazione, cinquemila turisti». Eppure, secondo Bernabei, alla città spetterebbe un ruolo di coordinamento per la provincia e di raccordo con l'area vasta dell'Emilia occidentale: «La legge regionale 4 - sottolinea - è una buona legge. Alle città toccano i compiti che avevano le province. Non basta la diffusione di volantini. Occorre partecipare alle fiere, prendere contatti con le agenzie, proporre pacchetti turistici unificati».

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