La tassa di soggiorno? Il no delle associazioni
Confcommercio stronca sul nascere la proposta dell’assessore Maramotti Perplessa anche Confesercenti: «Servono vere politiche di promozione»
REGGIO EMILIA. Tassa di soggiorno per rilanciare il turismo? Le associazioni di categoria si mettono di traverso, bocciando subito la proposta rilanciata ieri dall’assessore Natalia Maramotti. Nel suo ampio pacchetto di deleghe, infatti, Maramotti detiene anche quella sul turismo. E, nell’ambito del dibattito innescato dalla Gazzetta, ieri ha posto il tema di inserire finalmente anche a Reggio Emilia l’imposta di soggiorno, con lo scopo di raccogliere risorse da dedicare esclusivamente alla promozione turistica della città.
Un’idea che in passato non è mai andata in porto, scatenando pesanti polemiche per l’opposizione degli operatori del settore, che ora tornano ad alzare nuovamente la voce. A cominciare da Confcommercio, che sull’argomento sembra avere le idee chiarissime: «Noi siamo assolutamente contrari – tuona la presidente provinciale, Donatella Prampolini – partire dal presupposto che il rilancio turistico si risolva con un balzello ulteriore, che allontana potenziali turisti, è proprio di chi non conosce minimamente le regole delle dinamiche turistiche. Il nostro “no” è assoluto. Dove è stata inserita la tassa ci sono state solo penalizzazioni».
Secondo Prampolini, «quando un tour operator organizza un viaggio, anche pochi euro di spesa fanno la differenza, e la tassa verrebbe vista come un balzello. E con la tassa si penalizzerebbe Reggio rispetto ad altre città limitrofe. Servono risorse? Bisogna trovarle in un altro modo». Proprio la possibilità di reperire risorse attraverso l’introduzione della tassa, infatti, è il punto sottolineato dall’assessore Maramotti per riaprire il dibattito.
Ma, per Prampolini, il tema sollevato dall’assessore non è un buon motivo per introdurre l’imposta: «Dal mio punto di vista, bisogna principalmente avere le idee chiare su cosa vogliamo essere: vogliamo proporre una città d’arte? O una città contemporanea? Una volta fatte queste valutazioni, trovando un elemento caratterizzante, poi tutte le politiche turistiche devono andare in quella direzione. Non si possono sperperare risorse su comunicazioni discordanti. Stabiliamo cosa siamo. Poi tutte le politiche, comunali, imprenditoriali e di tutti gli operatori, devono convergere e andare nella stessa direzione».
Perplessità sull’introduzione della tassa di soggiorno sono manifestate anche da Confesercenti che, pur non chiudendo del tutto la porta alla proposta di Maramotti, ritiene l’imposta solo una delle possibili strade da intraprendere. «La tassa di soggiorno è da sempre un tema molto controverso – afferma il presidente Confesercenti, Dario Domenichini – Se i soldi dell’imposta vanno a finire in una tassazione indefinita o in fondi non chiari, direi che non siamo favorevoli. Se ci si trova davanti a politiche di sviluppo turistico, invece, l’imposta di soggiorno può diventare una modalità per finanziare attività mirate». Il rischio evidenziato da Confercenti è che le risorse derivanti dalla tassa, una volta riscosse, vadano a disperdersi in altri progetti: «Se noi generiamo fondi che servono per la promozione turistica l’imposta di soggiorno ha senso e può avere una sua valenza, altrimenti diventa solo una tassazione in più».
Secondo Domenichini, ciò che manca in città è tuttavia in primo luogo una vera sinergia per la promozione territoriale: «Abbiamo bisogno di promuovere le notre particolarità e le nostre attrazioni. E c’è bisogno di un intervento infrastrutturale che parta da un ente pubblico, dal momento che il privato da solo fa fatica. Della tassa si può anche parlare, ma sul turismo serve un ragionamento complessivo».
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