Morte di Sylvester, in tre a processo
L’autista, il capofficina e l’ex ad di Seta sono stati rinviati a giudizio: il dibattimento inizierà il primo dicembre
REGGIO EMILIA. Inizierà il primo dicembre davanti al giudice Alessandra Cardarelli il processo per la morte dello studente 14enne Sylvester Agyemang, schiacciato il 13 gennaio del 2014 da un bus di Seta in circonvallazione a Reggio, alla fermata di viale Piave.
Il gup Angela Baraldi ieri mattina ha rinviato a giudizio per omicidio colposo, contestando anche la cooperazione colposa, l’autista Giuseppe Picone (difeso dagli avvocati Nicola Tria e Alessandro Sivelli), l’ex ad di Seta Filippo Allegra (difeso dagli avvocati Gianni Zambelli e Marco Malavolta), e il responsabile dell’officina degli automezzi Maurizio Coli (avvocato Malavolta).
I legali difensori avevano chiesto il proscioglimento dei loro assistiti, mentre il pm Stefania Pigozzi il rinvio a giudizio.
Alla fermata di Reggio Sylvester probabilmente scese per ultimo e quando era già in strada il suo zainetto restò incastrato nel corrimano e non riuscì a sfilarselo dalle spalle. L’autista ripartì, il ragazzo bloccato tentò di seguire il mezzo rincorrendolo, ma cadde e battè mortalmente la testa sull’asfalto.
Secondo la ricostruzione fatta dalla procura - anche alla luce della perizia - il giorno della tragedia sul cruscotto del bus era accesa la spia rossa, che segnala un problema di funzionamento della porta posteriore del mezzo. Non è chiaro se si fosse accesa già alla partenza della corsa, a Rubiera, dove Sylvester salì per recarsi a scuola. Era comunque accesa alla fermata di viale Piave.
Questi aspetti tecnici saranno al centro del dibattimento che inizierà a dicembre.
La famiglia di Sylvester assisterà al processo, anche se non potrà essere parte civile in quanto ha intentato una causa in separata sede civile, chiedendo una risarcimento di 1,4 milioni di euro.
All’autista il pm contesta di aver omesso di «porre massima attenzione ai passeggeri durante le fasi di discesa», di non aver prestato attenzione ai problemi della porta posteriore e di essere ripartito con la stessa ancora aperta. L’ex ad Allegra e il capofficina sono stati chiamati in causa per aver consentito la circolazione del mezzo di Seta con il dispostivo “blocco porte” non in funzione e senza che vi fossero misure atte a impedire che gli utenti del bus potessero aprire manualmente la porta. Secondo la procura anche nei giorni precedenti la tragedia gli studenti avevano usato il dispositivo manuale per aprire e chiudere le porte al momento della salita e della discesa.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
