Una lapide per don Andreoli
Brescello: un comitato cura l’oratorio Bacchi-Mellini nel ricordo del martire risorgimentale
BRESCELLO. Una lapide in memoria di don Giuseppe Andreoli, il sacerdote e patriota giustiziato nel 1822 è stata posta all’esterno dell'oratorio lateranense Bacchi Mellini di Lentigione, edificio la cui costruzione risale al 1700 e che della frazione brescellese è sempre stato un simbolo.
Sulla lapide – realizzata dal locale comitato sorto con l’obiettivo di prendersi cura dell'edificio – si ricorda che proprio qui don Andreoli visse nel 1820 e officiò diverse funzioni. Il religioso venne poi decapitato a Rubiera nel 1822 in quanto carbonaro, e a tutt’oggi viene considerato il primo martire del Risorgimento: le sue origini erano modenesi, ma ha legato molto della sua vita alla provincia di Reggio, in quanto frequentò il seminario in città e insegnò a Correggio. Sempre a Reggio, venne in contatto con il movimento carbonaro.
«Vorremmo ringraziare – spiega il maestro Giuseppe Dosi, lentigionese doc che ha fondato il comitato e riunito diversi volontari – i commissari che ora governano Brescello per averci concesso le autorizzazioni necessarie ad affiggere la lapide, che un giorno verrà poi spostata all'interno della chiesa. In questo oratorio veniva ogni anno recitato il rosario mariano nel mese di maggio e le funzioni dei mesi estivi, e lo abbiamo voluto recuperare perché ricorda la nostra infanzia».
L’oratorio è anche conosciuto a Lentigione con il nome di “chiesolino della signora Giulia”, dal nome di Giulia Morelli, moglie del proprietario Abele Bacchi Mellini. Sorge in via Imperiale inferiore, a mezzo chilometro dalla piazza. Fu l’oratorio privato dei conti Soliani Raschini e divenne, poi, proprietà della famiglia Bacchi Mellini che vi tumulò i propri defunti. Con testamento del 16 gennaio 1911, Abele Bacchi Mellini dispose che tutte le rendite dei suoi beni, tra cui l’oratorio, dopo la morte della moglie e dei nipoti venissero in eterno erogate in beneficenza ai poveri più bisognosi di Lentigione.
La “Siora Giulia”, come era rispettosamente chiamata in paese, fece poi murare, all’interno dell’oratorio (poi riaperto al culto nel 1933) quattro lapidi per rendere convenientemente edotti i posteri sulle ultime volontà sue e di suo marito. Ma c'è un altro aspetto che sta a cuore a Dosi e agli altri lentigionesi. «All'interno del chiesolino – prosegue Dosi - si trovava una pala raffigurante la Natività di Santa Maria Santissima. Dopo che l'edificio venne chiuso per inagibilità a seguito del terremoto del 2012, la pala venne trasferita dai vigili del fuoco nella chiesa di Lentigione, dove però si stava logorando, in quanto posizionata troppo vicino al riscaldamento. Alcuni restauratori se ne accorsero, e la coprirono con un “velo” speciale, e oggi è ancora in queste condizioni. Sono anni che provvediamo alla cura dell'edificio e anche questa volta abbiamo raccolto dei fondi con una colletta: chiediamo ai commissari di poterla trasferire, magari nella vicina scuola, per togliere questo velo e provare a restaurarla. Gradiremmo una risposta per recuperare l'importante dipinto, e anche un impegno nel sollecitare la riapertura del nostro oratorio».
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