«Insieme le istituzioni e i privati»
Il presidente della Provincia, Giammaria Manghi: «Sì a proposte che coinvolgano più territori»
REGGIO EMILIA. Il compito di promuovere il turismo spettava in passato all'amministrazione provinciale. Oggi queste funzioni sono affidate alla Regione, ma la Provincia non rinuncia ai compiti che le sono rimasti per dare impulso alle aggregazioni, anche interprovinciali, necessarie per fare uscire Reggio, maglia nera turistica dell'Emilia-Romagna, dallo stato asfittico in cui versa, che il dibattito aperto dalla Gazzetta di Reggio ha sottolineato. «Abbiamo conservato - sottolinea Giammaria Manghi, presidente della Provincia - un ruolo di coordinamento generale, per il quale è necessario avere uno sguardo d'insieme. Si deve promuovere il territorio nella sua interezza, dalla città a Canossa, dal Po alla montagna. L'esperienza dell'Expo ha messo in mostra le unioni dei comuni della Bassa e della montagna. Il territorio provinciale deve essere considerato nella sua globalità, a partire dalla Mediopadana».
E' una necessità suggerita dalle dinamiche dei flussi turistici nazionali e internazionali. Anzi, ne deriva una spinta verso sinergie più ampie, allo scopo di captare le comitive che troppo spesso toccano Parma e Modena saltando la nostra città. Ma è anche il cambiamento del quadro normativo che induce a ragionare in questi termini. «L'anno scorso - ricorda Manghi - la legge 56 ha definito il riordino istituzionale, stabilendo il ritorno del turismo sotto le competenze delle regioni. Quindi l'Emilia-Romagna, con la legge 13 del 2015, ha ridefinito le funzioni, lasciando alle province i piani turistici di promozione locale, che ricevevano specifici finanziamenti. Quest'anno la legge 4 riorganizza la promozione turistica regionale nella dimensione dell'area vasta». L'area vasta, in realtà, non è ancora formalizzata. A Reggio la maggioranza delle istituzioni e delle associazioni la concepisce entro i confini dell'Emilia occidentale, da Modena a Piacenza. «La legge 4 - spiega il presidente della Provincia - parla di destinazioni turistiche che non possono coincidere con il solo territorio provinciale, ma abbracciano almeno due province. Ho in mente il modello del circuito dei castelli di Parma e Piacenza, ma agiscono in tale ottica anche i progetti europei sviluppati dal programma operativo regionale Por Fesr, fra cui quello che ha messo insieme i comuni di Quattro Castella e Langhirano, accomunati dagli storici castelli di Bianello e Torrechiara. Per non parlare dell'Unesco, che ha incluso nella rete delle riserve Mab Uomo e Biosfera il parco dell'Appennino tosco-emiliano, esteso fra due regioni e tre province». L'importante è che questa ampia visuale si traduca in itinerari e pacchetti turistici che colleghino il territorio reggiano con quelli confinanti e vicini. «Oggi - sottolinea Manghi - il turismo è il principale fattore di elevazione del prodotto interno lordo. Le istituzioni e i privati lo devono promuovere insieme». E l’idea di una tassa di soggiorno. «La decisione - ammette Manghi - spetta ai comuni. La tassa serve a reperire le risorse necessarie per la promozione, ma dovrebbe essere introdotta, eventualmente, in un secondo momento».
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