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Camera di commercio, quiz per Landi: ma Modena ci vuole?

Stefano Scansani
Camera di commercio, quiz per Landi: ma Modena ci vuole?

Con Modena o con Parma e Piacenza? Oppure ragionare in Area vasta? L'editoriale del direttore, Stefano Scansani, sulle ipotesi in campo per la fusione dell'ente camerale

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REGGIO EMILIA. Allora, prendiamo per buona e quasi unanime la volontà di sposare la Camera di commercio di Reggio Emilia a quelle di Parma, Piacenza e, con un rimbalzo a est, Modena. Obiettivo dichiarato: una quadriglia per fare un’unica Camera di commercio in Area Vasta, lunga dal Nure al Panaro.

Scrivo “prendiamo per buona”, perché fra giovedì e ieri c’è stata una sollevazione pressoché generale scatenata dalla pubblicazione del documento sottoscritto da tante associazioni reggiane, parmigiane e piacentine a sostegno della quadriglia, e contro il nostro titolo: “Altolà a Landi: «Mai soli con Modena»”. Cioè la Gazzetta ha ipotizzato che il presidente dell’ente camerale di Reggio, Stefano Landi, stia lavorando sottotraccia per un matrimonio monodirezionale con Modena.

A molti lettori questo argomento sembrerà così complesso e politico da apparire indigesto. No, bisogna assaggiarlo. Perché le Camere di commercio rappresentano i territori economici e nell’orizzonte delle Province in sparizione (se è vero) sono gli unici tessuti connettivi.


Nel quadro di riassetto possono sopravvivere e reggere solo le Camera di commercio che coincidono con le città metropolitane (come Bologna) e quelle che superano le 75mila imprese iscritte. È il caso di Modena. Non è il caso di Reggio, Parma e Piacenza.

Le organizzazioni di categoria di queste tre province nel febbraio scorso - non in luglio - avevano sottoscritto un documento per invocare il matrimonio a quattro, appellandosi anche al presidente della Regione e all’assessore dalle attività produttive dell’Emilia Romagna.

Tutti hanno fatto i conti senza l’oste. In assenza del soggetto più potente e corteggiato: Modena. Cioè le organizzazioni se la sono raccontata fra loro: tra i firmatari dell’appello infatti non c’è un’associazione modenese, neanche uno degli elementi che, rappresentati nel consiglio camerale della città della Ghirlandina, un domani votando, esprimerà il gradimento all’alleanza con Reggio, Parma e Piacenza. O, soltanto con Reggio.
 
L’attendismo di Landi che rimanda a novembre per la conferma del decreto attuativo del riordino delle Camera di commercio, quindi di altri 180 giorni di riflessione, e l’ipotesi che la partita in un modo o in un altro si chiuderà tra un anno.

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Il documento sottoscritto in febbraio è netto. Afferma che il matrimonio s’ha da fare tra Reggio, Parma, Piacenza e Modena. Non c’è un rigo che parli dell’eventualità che Reggio da sola corteggi Modena. Ecco perché un solo segnale in questa direzione oltre-Secchia macererebbe il documento. E Landi lo sa. Lo fa sapere: «Io non deciso da solo».

Unica voce fuori dal coro delle organizzazioni reggiane è quella di Legacoop. Le prime difendono Landi sostenendo la quadriglia e concludendo ogni loro dichiarazione con una formula-velina di fiducia e appoggio all’operato landiano. La seconda per voce del suo vicepresidente Luca Bosi che invece tuona: «Non è più il tempo di traccheggiare... Le Camere di commercio sono espressione delle categorie e il presidente è un mandatario... Se invece non si muove nulla, non c’è che da sfiduciare chi non vuole adempiere un mandato». Legacoop vuole la testa di Landi se dovesse appena fare l’occhiolino alla sola Modena.

Per capire il perché di tanta tensione bisogna fare un salto semplice. Superare il confine e capire che cosa sta succedendo a Modena. E me ne guardo bene dal cascare nel retropensiero degli accordi di potere, delle poltrone e della loro preservazione (nel caso di alleanza a tre, 2 posti in giunta toccherebbero a Piacenza, due a Parma e 3 a Reggio; nel caso di Modena non si sa).
 
Quel che è certo è che oggi come oggi la Camera di commercio di Modena è in altre faccende affaccendata. Nel luglio passato il suo presidente, Maurizio Torreggiani, si è dimesso per una serie di traversie dentro la sua organizzazione, la Cna. Dopo duelli, flop, veti incrociati e imboscate, al suo posto è stato nominato il vice, il carpigiano Giorgio Vecchi.

Si tratta di una soluzione tampone: quest’ultimo dovrà accompagnare l’ente camerale modenese alla fine del mandato che era di Torreggiani, luglio 2018.

È molto interessante una dichiarazione che Vecchi, appena insediato, ha rilasciato al quotidiano Tempo di Carpi: “La Camera di commercio di Modena con quasi 90mila imprese iscritte è ben al di sopra del limite fissato dal Governo e non deve necessariamente legarsi ad altri enti camerali”. Vecchi ha aggiunto: “Nella proposta avanzata da Unioncamere Emilia Romagna nell’estate del 2014 la Camera di commercio di Modena restava tale e quale così come Bologna, mentre Parma veniva unificata con Reggio e Piacenza e prendeva corpo un’unica Camera della Romagna”.

Nel suo dire Vecchi ha dimenticato una Camera di commercio in cerca di fusione: Ferrara. E proprio Ferrara è sicuramente una spasimante di Modena (e contemporaneamente di Ravenna). Dunque la fisarmonica Piacenza-Parma-Reggio-Modena potrebbe chiudersi con un nulla di fatto proprio per l’attrazione di Ferrara dall'altra parte geografica. C'è di più.

La Legacoop modenese (rappresentata nel consiglio camerale) avrebbe un accordo su Ferrara. Ecco perché la Legacoop Emilia Occidentale rappresentata da Bosi è l’unica voce dissonante reggiana a pretendere due cose: niente matrimonio con Modena, guai a Landi se lo sostiene, “è stata votata l’unificazione con Parma e Piacenza, si faccia in fretta. Punto e basta”.

Evidentemente la quadriglia vedrebbe l’egemonia del mondo modenese e ferrarese della cooperazione estense. L’offerta di matrimonio dei reggiani, dei parmigiani e dei piacentini è ferma su un tavolo a Modena. E Modena è in stallo. Un quiz per Landi: è sicuro che Modena ci voglia e ami la quadriglia?


Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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