Gazzetta di Reggio

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Dai barconi alla nuova vita «Noi, profughi integrati»

di Primo Bertani
Dai barconi alla nuova vita «Noi, profughi integrati»

Le storie a lieto fine del 22enne Ousman Sillah e del 37enne Aliou Sow Sfuggiti alla morte nei loro Paesi, a Reggio lavorano e fanno volontariato

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REGGIO EMILIA. Per loro il futuro è già iniziato. Sono due migranti, arrivati dall’Africa a Reggio, sfidando morte e violenza. A distanza di due anni hanno realizzato il sogno della vita: possedere una casa, un lavoro, seppure a tempo, tutto quello che poteva apparire un miraggio.

È la storia a lieto fine di Ousman Sillah, 22enne del Gambia, e di Aliou Sow, senegalese di 37 anni. Entrambi hanno alle spalle momenti difficili e sofferti. Sillah nel 2010 è andato in Libia, per sfuggire alle atrocità del suo Paese. Lavorava nell’edilizia, 7 giorni su 7, turni massacranti, ma non sempre era pagato. Quando protestava, sistematicamente veniva segnalato alla polizia locale e fatto arrestare. Ha passato, a più riprese, cinque mesi in carcere. «Un inferno terribile – racconta – Mi davano raramente da mangiare, mi picchiavano in continuazione, con un coltello mi hanno pure sfregiato, in modo irreparabile, schiena e avambracci».

Per venire in Italia ha pagato 1.200 dollari, è arrivato il 16 giugno 2014 su una carretta del mare, assieme ad altri 350 disperati come lui. Su quella nave c’era anche Aliou Sow, costretto a sborsare 800 euro ai suoi aguzzini libici, al porto di Zuvara. «Eravamo stipati come bestie nella stiva, dove entrava acqua da tutte le parti – ricorda – Per tre giorni, senza mangiare e senza pause, abbiamo rigettato con dei secchi l’acqua che ci inghiottiva, abbiamo rischiato tutti di morire affogati». Sow ha un passato crudele. «Sono orfano, non ho parenti, nella mia esistenza ho dovuto lottare, arrangiandomi da solo – spiega – Ogni cosa l’ho conquistata con le unghie e tanto sudore, spesso a caro prezzo».

Ha vissuto a Dakar a lungo, dove ha studiato francese per un decennio, poi ha lavorato per cinque anni in un ufficio governativo. Dal 2008 si è trasferito a Tunisi, qui ha prestato servizio in un call center. Parla con padronanza quattro lingue, l’italiano lo ha imparato in pochissimi mesi, ha preso il diploma di terza media, con la valutazione di nove su dieci e quando è stato chiamato alle selezioni per un corso di avviamento al lavoro è risultato tra i 14 su 65 che hanno superato il test.

Dal 18 agosto, dopo uno stage, lavora in una fabbrica meccanica di Mancasale, la Fean di via De Pisis. Percepisce un buon stipendio, ha un contratto semestrale, vive in un piccolo appartamento in centro assieme ad un amico. La fortuna lo ha finalmente premiato dopo tanti stenti.

Nel tempo libero disegna quadri, che ha esposto l’anno scorso alla Giareda, utilizzando una particolare tecnica con sabbia di fiume e pigmenti colorati. Per integrarsi più velocemente ha fatto volontariato: prima alla parrocchia di Santa Croce, successivamente alla Cisl regionale; nello staff organizzativo di una iniziativa nazionale sui migranti, dove c’erano la Furlan e Romano Prodi. Anche Ousman Sillah è un migrante con tanta voglia di fare, il suo sogno è conoscere Ligabue: ha pure intonato “Certe Notti” durante una diretta televisiva, in occasione dell’ultimo concerto al Campovolo. Per mesi è stato impiegato da volontario presso la sede del Circolo dell’Orologio, la scorsa estate era tra quelli, paparazzatissimi, che erano di servizio alle cucine del Festival dell’Unità di Reggio.

Da tre mesi, in tirocinio fa il commesso in un negozio dei Petali, l’Intersport, dove spera di essere confermato. Ha ottenuto, per motivi di protezione umanitaria, il permesso di soggiorno, come Sow apparteneva al gruppo di migranti che hanno abitato per un anno nell’attico di via Turri 47, affittato dalla Dimora d’Abramo.

Un tutor li ha seguiti costantemente nel percorso di integrazione sociale, coordinandoli da una sede distaccata di Mare Nostrum che era stata proprio ricavata nell’appartamento. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti: otto di questi giovani, di diverse nazionalità, oggi vivono e lavorano insieme in Germania. Tre sono rimasti a Reggio, oltre a Sow e Sillah c’è anche Lamin Singhateh, 23enne del Gambia, che ha già lavorato tre mesi alla Realco Sigma e, da professionista di teatro, recita in una nota compagnia che porta in scena uno spettacolo sui migranti. La nostra provincia si conferma una terra d’accoglienza e di opportunità per chi sa meritarle, non importa il colore della pelle.

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